2016

La navicella spaziale Soyuz MS-03 al decollo su un razzo Soyuz (Foto NASA/Bill Ingalls)

Era notte in Italia quando la navicella spaziale Soyuz MS-03 è partita dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan con a bordo Peggy Whitson, Oleg Novitskiy e Thomas Pesquet da trasportare fino alla Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta della terza navicella Soyuz della nuova versione ed è stata lanciata ancora una volta nella rotta che impiegherà due giorni per arrivare invece della rotta veloce da sei ore per continuare a testare i nuovi sistemi di bordo.

La possibile origine di Sputnik Planitia e il successivo riorientamento di Plutone (Immagine cortesia James Keane)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” offrono una spiegazione al riorientamento del pianeta nano Plutone sul proprio asse. Il cuore della questione è nel grande bacino di Sputnik Planitia, già conosciuto come Sputnik Planum, ed è proprio il caso di dirlo perché è nella regione a forma di cuore. Secondo una delle due ricerche la spiegazione fornisce ulteriori indizi sulla presenza di un oceano sotterraneo.

Illustrazione di OGLE-2015-BLG-1319: in grigio i dati raccolti da telescopi al suolo, in blu quelli raccolti da Swift e in rosso quelli raccolti da Spitzer (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive lo studio di una nana bruna che orbita attorno a una stella di classe K possibile grazie a un evento di microlente gravitazionale. Un team internazionale di astronomi ha utilizzato i telescopi spaziali Spitzer e Swift della NASA per approfittare di quell’evento, catalogato come OGLE-2015-BLG-1319, a una distanza dalla sua stella in cui erano stati trovati così pochi di quegli oggetti da chiamarla deserto delle nane brune.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko con il suo nucleo a due lobi (Foto ESA/Rosetta/NAVCAM)

Due articoli in pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrivono vari aspetti di una ricerca sull’età della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Martin Jutzi e Willy Benz dell’Università di Berna, in Svizzera, assieme a vari colleghi hanno condotto una serie di simulazioni al computer per studiare la sua struttura a due lobi concludendo che la collisione che le ha dato la sua forma attuale difficilmente è avvenuta oltre un miliardo di anni fa.

Il sistema di RX J1615 (Immagine ESO, J. de Boer et al.)

Tre articoli accettati per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” descrivono altrettante ricerche su sistemi stellari in fase di formazione. Le ricerche sono state condotte da diversi team di astronomi ma hanno in comune l’utilizzo dello strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, che ha permesso di rilevare dettagli mai visti prima dei dischi protoplanetari attorno alle giovani stelle RX J1615, HD 97048 e HD 135344B.