April 2017

Concetto artistico del pianeta GJ 1132b e della sua stella (Immagine cortesia MPIA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca sull’esopianeta GJ 1132b. Un team guidato dal dottor John Southworth della Keele University e dall’associato INAF Luigi Mancini ha usato il telescopio da 2,2 metri ESO/MPG in Cile per studiare direttamente questa super-Terra durante il transito di fronte alla sua stella e rilevarne la sua atmosfera. Si tratta della prima prova diretta dell’esistenza di atmosfera per un pianeta di dimensioni simili alla Terra, anche se potrebbe essere molto più simile a Venere.

Foto del Sole poco prima del picco del primo brillamento (Foto NASA/SDO)

Nei giorni scorsi, la sonda spaziale SDO (Solar Dynamics Obersavatory) della NASA ha rilevato e documentato ben 3 brillamenti solari di classe M, quella che include i più potenti dopo la classe X, che non a caso significa “eXtreme” (estremo). Il primo ha avuto il suo piccolo il 2 aprile alle 10.02 italiane, il secondo alle 22.33 italiane e il terzo il 3 aprile alle 16.29 italiane.

Il sistema HD 169142 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/ Fedele et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy&Astrophysics” descrive la scoperta delle tracce di due pianeti che si stanno formando nel giovane sistema HD 169142. Un team di ricercatori guidato da Davide Fedele dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per studiare il disco di gas e polvere che circonda la giovane stella individuando anelli vuoti compatibili con la formazione di pianeti simili a Giove.

Concetto artistico del confronto tra Marte com'è oggi e com'era 4 miliardi di anni fa (Immagine NASA’s Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una ricerca sull’atmosfera del pianeta Marte che indica il vento e le radiazioni solari come principali responsabili del fatto che oggi quell’atmosfera sia così sottile. Un team guidato da Bruce Jakosky, principale investigatore della missione della sonda spaziale MAVEN della NASA, ha esaminato le misurazioni dei gas presenti stimando ad esempio che il 65% dell’argo presente in origine è andato perduto nello spazio. Questa ricerca conferma quella pubblicata nel novembre 2015.

La galassia Was 49 (Immagine DCT/NRL)

Una fusione galattica osservata con il telescopio spaziale NuSTAR della NASA ha fornito risultati sorprendenti. La galassia chiamata Was 49 si sta formando dalla fusione di una grande galassia a disco chiamata Was 49a e una galassia nana chiamata Was 49b. I ricercatori sono rimasti sorpresi quando si sono resi conto che il buco nero supermassiccio al centro della galassia nana era molto più grande e potente del previsto, andando contro i modelli correnti riguardo alle fusioni galattiche.