2017

Le Kasei Valles (Foto ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato nuove fotografie del sistema di canali delle Kasei Valles su Marte catturate dallo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express. I dati raccolti indicano che le Kasei Valles sono state generate da una serie di alluvioni giganti e non da un flusso continuo di acqua sulla superficie. Oggi questo sistema di canali è uno dei più grandi di Marte e si estende per 3.000 chilometri da Echus Chasma, vicino alle Valles Marineris, fino a Chryse Planitia.

Concetto artistico di buco nero supermassiccio con forti emissioni (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive le più dettagliate osservazioni di venti incredibilmente veloci che viaggiano a velocità che possono raggiungere i 71.000 km/s, quasi un quarto della velocità della luce, nelle vicinanze di un buco nero supermassiccio. Un team di ricercatori ha usato i telescopi spaziali NuSTAR della NASA e XMM-Newton dell’ESA per osservare questo fenomeno al centro della galassia IRAS 13224-3809 registrando sbalzi di temperatura molto rapidi.

Disco protoplanetario con la trappola di polvere indicata come un anello brillante (Immagine Jean-Francois Gonzalez)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca che offre una spiegazione a uno degli ultimi misteri esistenti riguardo alla formazione dei pianeti. Un team internazionale di ricercatori ha condotto una serie di simulazioni che mostrano che nel disco protoplanetario che ruota attorno a una giovane stella si formano trappole di polvere che accelerano l’aggregazione di frammenti delle dimensioni di sassi nei blocchi da cui nascono i pianeti.

Un flusso di lava solidificata sul bordo di un cratere nella regione vulcanica di Elysium (Foto NASA HiRISE image, David Susko, LSU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” descrive una ricerca su Elysium Planitia, una regione vulcanica vicina all’equatore di Marte. Un team di ricercatori della Louisiana State University guidati da David Susko hanno usato dati raccolti dalle sonde spaziali Mars Global Surveyor (MGS), Mars Odyssey Orbiter e Mars Reconnaissance Orbiter per studiare il mantello marziano trovando alcune similitudini con quello terrestre e tracce di attività vulcanica recente.