2018

La ragnatela cosmica in due momenti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la creazione di una mappa della rete di filamenti che collega la materia dell’universo. Un team di ricercatori ha analizzato i dati raccolti nel corso di precedenti indagini per trovare gli effetti gravitazionali che rivelano le forme di quei filamenti. Le piccole distorsioni gravitazionali suggeriscono che la loro lunghezza sia di centinaia di milioni di anni luce e che siano fatti di materia oscura.

Immagine della mappa del polo nord di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/ASI/INAF/JIRAM)

Nel corso dell’assemblea generale della European Geosciences Union, in corso a Vienna, scienziati della missione Juno della NASA hanno mostrato una mappa tridimensionale che riproduce cicloni e anticicloni nelle regioni polari del pianeta Giove. In particolare, hanno creato un’animazione di un sorvolo del polo nord. Utilizzando dati raccolti dalla sonda spaziale Juno hanno potuto creare anche la prima vista dettagliata della dinamo che alimenta il campo magnetico del pianeta.

Sistemi stellari osservati con SPHERE (Immagine ESO/H. Avenhaus et al./E. Sissa et al./DARTT-S and SHINE collaborations)

Due articoli, uno in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal” e uno su “Astronomy & Astrophysics”, descrivono due ricerche su una serie di sistemi stellari. Due team hanno utilizzato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO in un caso per studiare i dischi di polvere e gas attorno a varie giovani stelle in sistemi in fase di formazione e nell’altro caso per studiare una coppia di dischi in un sistema con tre stelle.

Immagine di simulazione con una coppia di buchi neri (Immagine cortesia Northwestern Visualization/Carl Rodriguez)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” descrive le simulazioni dell’evoluzione di ammassi globulari del tipo comunemente presente nelle galassie per valutare le possibilità di fusioni tra buchi neri. Un team guidato dall’astrofisico Carl Rodriguez del MIT ha usato il supercomputer Quest della Northwestern University per simulare 24 ammassi con diverse caratteristiche calcolando anche gli effetti relativistici concludendo che possono avvenire fusioni in serie formando buchi neri più massicci di quelli stellari.

La Nebulosa Testa di Cavallo

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” e uno sulla rivista “Astronomy and Astrophysics”, descrivono altrettante ricerche sulla Nebulosa Testa di Cavallo, iconica per la sua particolare forma. Due team di ricercatori hanno utilizzato l’osservatorio volante SOFIA della NASA per mappare la distribuzione di gas e polveri legate all’attività di formazione stellare al suo interno.