2018

L'origine degli ammassi stellari osservata grazie al telescopio volante SOFIA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive lo studio di nubi molecolari dove si formano nuovi ammassi stellari. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio volante SOFIA sfruttando la sua possibilità di rilevare gli infrarossi provenienti da nubi oscure dove le prime fasi della formazione stellare sono nascoste. Le osservazioni hanno offerto nuove prove che gli ammassi stellari si formano in seguito a collisioni tra nubi molecolari giganti.

Fusioni galattiche rivelano coppie di buchi neri supermassicci

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di cinque coppie di buchi neri supermassicci in galassie nelle fasi finali di fusioni galattiche. Un team di ricercatori coordinato dall’Università del Maryland ha utilizzato dati raccolti all’Osservatorio Keck alle Hawaii e in oltre vent’anni dal telescopio spaziale Hubbble per scoprire questi casi tra centinaia di galassie selezionate tra quelle con forti emissioni di raggi X rilevate dal telescopio spaziale Swift.

Abell 2597 visto da ALMA (in giallo), MUSE (in rosso) e Chandra (in blu-violetto) (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Tremblay et al.; NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; NASA/Chandra; ESO/VLT)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive l’osservazione di una sorta di fontana galattica di gas molecolare freddo pompato da un buco nero supermassiccio nella galassia più brillante dell’ammasso galattico Abell 2597. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA e lo spettrografo MUSE montato sul VLT dell’ESO per osservare per la prima volta un ciclo che include sia afflusso che deflusso che alimenta quella fontana.

L'area con il sistema 2MASS J18082002-5104378 nel riquadro (Immagine cortesia ESO/Beletsky/DSS1 + DSS2 + 2MASS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta di una piccola stella la cui età è stata stimata attorno ai 13,5 miliardi di anni, rendendola una delle stelle più antiche dell’universo. Un team di astronomi ha studiato la stella conosciuta solo come 2MASS J18082002-5104378 B, la cui massa è solo il 14% di quella del Sole, e in particolare la sua composizione scoprendo il bassissimo contenuto di metalli. La conclusione è che è stata formata quasi completamente da materiali che creati dopo il Big Bang.

Simulazione di materiali vicini a Sagittarius A* (Immagine ESO/Gravity Consortium/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la rilevazione di nubi di gas caldissimo che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, chiamato Sagittarius A* o semplicemente SgrA*. Un team di ricercatori ha usato lo strumento GRAVITY installato sul VLT dell’ESO per osservare brillamenti di luce infrarossa provenienti dal disco di accrescimento di gas e polveri che orbita a velocità elevatissime attorno a SgrA*. Si tratta delle osservazioni più accurate di materiali così vicini all’orizzonte degli eventi di un buco nero.