June 2019

Una soluzione al mistero della formazione dell'esopianeta CI Tauri b

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” offre una soluzione al mistero della formazione dell’esopianeta CI Tauri b, un gioviano caldo molto giovane che contraddice i modelli che prevedono che un gigante gassoso dovrebbe impiegare almeno 10 milioni di anni per formarsi. Un team di ricercatori ha usato lo spettrografo IGRINS per osservare quell’esopianeta e i dati raccolti suggeriscono che si sia formato con il meccanismo chiamato in gergo hot start in cui l’instabilità gravitazionale è un elemento chiave nella formazione rapida di pianeti giganti gassosi. Gli astronomi Christopher Johns-Krull della Rice University e Lisa Prato del Lowell Observatory, tra gli autori della ricerca, hanno presentato queste conclusioni al 234° convegno dell’American Astronomical Society.

La presenza di gas tossici potrebbe limitare l'abitabilità degli esopianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” offre una nuova definizione dell’area abitabile di un sistema stellare dove può orbitare un pianeta che possa ospitare forme di vita simili a quelle terrestri. Un team di ricercatori coordinati dall’Università della California a Riverside ha esaminato i dati disponibili sulle atmosfere di esopianeti che orbitano in quella che finora è stata considerata l’area abitabile scoprendo che nella maggior parte dei casi c’è una quantità di anidride carbonica e monossido di carbonio tossica per forme di vita complesse come le conosciamo. In sostanza, la nuova definizione riduce notevolmente l’area abitabile.

Lo strumento NEAR (Foto ESO/ NEAR Collaboration)

Lo strumento NEAR (Near Earths in the AlphaCen Region) montato sul VTL dell’ESO in Cile ha visto la cosiddetta prima luce, cioè ha compiuto la sua prima osservazione dopo essere stato attivato. Questo strumenti è progettato per individuare esopianeti nel sistema di Alpha Centauri, formato da due stelle che, assieme alla compagna più lontana e più piccola Proxima, sono le più vicine al Sole a una distanza di circa 4,3 anni luce. L’ESO ha collaborato a questo progetto con il programma Breakthrough Watch.

Un'aurora cosmica tra gli ammassi galattici Abell 0399 e Abell 0401

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta l’individuazione di campi elettromagnetici lungo un filamento che attraversa i circa 10 milioni di anni luce che dividono gli ammassi galattici Abell 0399 e Abell 0401. Un team di ricercatori guidato da Federica Govoni dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Cagliari che include ricercatori dell’INAF e di altri enti italiani ha usato il radiotelescopio Low Frequency Array (LOFAR) per effettuare per la prima volta misurazione di una struttura del genere nelle onde radio.

Un disco di gas "freddo" rilevato attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di un disco di gas interstellari attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Elena Murchikova dell’Università americana di Princeton ha rilevato grazie al radiotelescopio ALMA le emissioni radio della parte meno calda del disco di accrescimento che circonda Sagittarius A*. Mappando quelle emissioni è stato possibile notare la rotazione di quel disco, un ulteriore dato utile per studiare i processi in atto attorno a quel buco nero.