2019

La galassia nana Bedin 1 dietro all'ammasso stellare globulare NGC 6752 (Immagine ESA/Hubble, NASA, Bedin et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” descrive la scoperta della galassia nana più isolata individuata finora. Un team di ricercatori guidato da Luigi Bedin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha esaminato osservazioni dell’ammasso stellare NGC 6752 condotte con il telescopio spaziale Hubble per uno studio sulle nane bianche trovando un gruppo di antichissime stelle che si è rivelato essere una galassia nana che è stata soprannominata Bedin 1.

Rappresentazione artistica di un planetesimo (Immagine cortesia Ko Arimatsu / NAOJ)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un planetesimo, cioè un oggetto del tipo che probabilmente ha formato pianeti, pianeti nani e asteroidi, con un raggio stimato in circa 1,3 chilometri nella fascia di Kuiper. Un team guidato da Ko Arimatsu del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) ha usato due telescopi amatoriali da 28 cm usando la tecnica dell’occultazione in un monitoraggio durato 60 ore. L’analisi dei dati ha rivelato quello che sembra essere un planetesimo la cui presenza è da tempo prevista dai modelli di formazione planetaria ma non era mai stato individuato.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una spiegazione al mistero delle stelle circondate da polvere di ferro

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astophysical Journal Letters” riporta lo studio di stelle circondate da polvere di ferro nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Ester Marini, dottoranda dell’Università “Roma Tre” di Roma e associata all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) che include altri ricercatori italiani ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer della NASA per esaminare queste stelle che sono in una fase della loro vita in cui perdono i loro strati esterni. Normalmente, quel tipo di stelle è circondato da silicati e l’anomalia è interessante perché le polveri sono importanti nella formazione di nuove stelle e anche pianeti.

Qualche dettaglio sulla geologia di Ultima Thule

Il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, che collabora con la NASA alla missione New Horizons, ha pubblicato una nuova immagine dell’oggeto della Fascia di Kuiper catalogato come 2014 MU69 e soprannominato Ultima Thule che offre maggiori dettagli delle sue caratteristiche geologiche. Vari pozzi, la grande depressione sul lobo più piccolo, il “collare” che unisce i due lobi, aree chiare e altre scure potranno essere studiate per ottenere risposte alle tante domande poste dopo la ricezione delle prime immagini scattate dalla sonda spaziale nel suo passaggio ravvicinato del Capodanno 2019.