
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta le prove di fratture termiche sull’asteroide Bennu causate dall’escursione termica tra giorno e notte. Un team di ricercatori guidato da Jamie Molaro del Planetary Science Institute di Tucson, in Arizona, ha esaminato immagini della superficie di Bennu catturate dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA trovando esempi di questo fenomeno chiamato tecnicamente termoclastismo. Si tratta della prima rilevazione di questo fenomeno su un oggetto privo di atmosfera e ciò offre nuove informazioni per capire l’evoluzione di Bennu e in generale degli asteroidi nel corso del tempo. Ciò comprende il progressivo sgretolamento delle rocce attraverso il particolare effetto del termoclastismo chiamato esfoliazione.
La sonda spaziale OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, and Security-Regolith Explorer) ha raggiunto l’asteroide Bennu, formalmente 101955 Bennu, il 2 dicembre 2018 e ha cominciato a studiare da vicino quello che viene considerato un oggetto primitivo simile a quelli che hanno portato sulla Terra acqua e materiali organici.
La temperatura sulla superficie dell’asteroide Bennu può raggiungere i 125° Celsius durante il giorno per precipitare fino a -75° Celsius durante la notte. Il suo periodo di rotazione è di poco superiore a 4 ore perciò l’escursione di temperatura tra giorno e notte e viceversa è davvero brusca generando un notevole stress termico. Questo fenomeno porta alla formazione di crepe nella superficie di Bennu, le quali si allargano col tempo in un processo di degrado da stress termico chiamato termoclastismo. Un effetto è l’esfoliazione, che provoca il distacco delle parti più superficiali delle rocce sotto forma di foglietti e scaglie lungo piani paralleli alla superficie.
L’immagine in alto (NASA/Goddard/University of Arizona) mostra sgretolamenti (la fila in alto) e fratture lineari (la fila in basso) in rocce sull’asteroide Bennu. Nella fila in basso, l’orientamento delle fratture è da ovest-nordovest a est-sudest (D) e da nord a sud (E, F). L’immagine in basso (NASA/Goddard/University of Arizona) mostra l’esfoliazione di una parete rocciosa (A) e su rocce di varie dimensioni e posizioni (B-F).
Sulla Terra, piogge e attività chimiche possono generare simili formazioni ma l’asteroide Bennu non ha un’atmosfera che possa sostenere tali processi. Le rocce terrestri possono essere schiacciate da un’attività tettonica ma Bennu è troppo piccolo perché ciò possa avvenire su di esso. Gli impatti di meteoroidi possono spaccare le rocce ma non genererebbero strati di erosione uniforme come quella rilevata su Bennu e comunque non c’è traccia di crateri da impatto nelle aree in cui sono stati rilevati processi di esfoliazione.
Lo studio ravvicinato da parte della sonda spaziale OSIRIS-REx ha permesso di ottenere immagini di elevata qualità della superficie dell’asteroide Bennu e di scoprire per la prima volta fratture termiche su un oggetto privo di atmosfera. Ora sarà possibile continuare le ricerche per confrontare questi processi con altri simili di degrado per capire meglio cosa succede sulla superficie degli asteroidi, in particolare su quelli relativamente vicini al Sole, dove l’escursione di temperatura tra giorno e notte è molto elevata. A lungo termine, questi cambiamenti possono influenzare perfino l’orbita di un asteroide e nel caso di quelli che incrociano l’orbita terrestre può cambiare le probabilità di impatto sulla Terra.

