August 2020

La galassia TXS 0128+554 vista dal VLBA a varie frequenze (Immagine Lister, et al.; Sophia Dagnello, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio della galassia TXS 0128+554 e in particolare dei getti di particelle emessi dal buco nero supermassiccio al suo centro che formano due lobi i quali risultano avere età diverse. Un team di ricercatori guidato da Matthew Lister della Purdue University ha usato il Very Long Baseline Array (VLBA) e l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per osservare i getti di materiali e le emissioni di raggi gamma. La conclusione è che i getti sono cominciati circa 80 anni fa, si sono fermati per poi riprendere circa 10 anni fa.

Il doppio quasar SDSS J141637.44+003352.2

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la conferma di tre coppie di buchi neri supermassicci ravvicinati al punto che li vedremo fondersi in un futuro vicino dal punto di vista astronomico. Un team di ricercatori guidato dal dottor John Silverman del Kavli Institute for the Physics and Mathematics of the Universe ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii: il telescopio Subaru, l’Osservatorio Keck e l’Osservatorio Gemini per esaminare una notevole quantità di quasar alla ricerca di tracce di un doppio centro e tra 421 candidati ne hanno confermati tre. Si tratta di casi rari, al punto che la stima è che lo 0,3% dei quasar sia doppia con due buchi neri supermassicci in rotta di collisione.

L'area in cui è stata rilevata idrossilammina

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di idrossilammina, un precursore dei nucleotidi dell’RNA, nella nube molecolare G+0.693-0.027, nel cuore della Via Lattea. Un team di guidato da Víctor M. Rivilla, del Centro de Astrobiología di Madrid e associato all’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Arcetri ha usato il radiotelescopio IRAM per rilevare la firma chimica dell’idrossilammina. Altre molecole importanti nella formazione di RNA e DNA erano state già rilevate nello spazio, questa è un’altra prova che almeno parte dei mattoni della vita possono in qualche modo seminare un pianeta appena formato dando frutti dove vi siano condizioni adatte.

La galassia NGC 1365 vista da MUSE (Immagine ESO/TIMER survey)

L’ESO ha pubblicato un’immagine della galassia NGC 1365, conosciuta anche come La Grande Galassia a spirale barrata, catturata con lo strumento MUSE montato sul VLT in Cile. Il soprannome è dovuto alla sua particolare forma con due strutture che dal suo centro si estendono fino al suo esterno. Si tratta di un tipo di galassia poco comune dato che circa il 15% delle galassie vi appartiene mentre quelle a spirale sono comuni. In questo caso c’è una seconda barra all’interno di quella principale. Le osservazioni condotte con MUSE potranno aiutare a capire le dinamiche tra le stelle di NGC 1365 e il suo buco nero supermassiccio.

La cometa C/2020 F3 NEOWISE vista dalla Terra e la sua chioma vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, Q. Zhang (California Institute of Technology), A. Pagan (STScI), and Z. Levay)

Il telescopio spaziale Hubble è stato usato per osservare la cometa NEOWISE, formalmente C/2020 F3, che mostra in particolare la chioma che circonda il suo nucleo. Le immagini pubblicate sono state catturate l’8 agosto e si tratta delle prime fotografie scattate da Hubble di una cometa così brillante a una risoluzione così elevata dopo il suo passaggio vicino al Sole. Il 3 luglio, NEOWISE è passata a circa 43 milioni di chilometri dal Sole, il momento più critico perché a volte le comete vengono fatte a pezzi. Le nuove immagini mostrano che stavolta la cometa è sopravvissuta tutta intera e tornerà nel sistema solare interno solo fra 7.000 anni.