
Due articoli – disponibili qui e qui – pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano altrettanti studi sulla presenza d’acqua sulla Luna. Un team di ricercatori ha usato il telescopio volante SOFIA per trovare le prove dirette della presenza di molecole d’acqua anche in regioni diverse da quelle polari. Un altro team ha esaminato le cosiddette trappole a freddo, regioni nell’ombra sulla superficie lunare dove c’è un buio perenne che può permettere la presenza di ghiaccio d’acqua, mappandone la distribuzione. Alla fine, la quantità d’acqua presente sulla Luna potrebbe essere di gran lunga superiore a quella conosciuta da precedenti ricerche. Tuttavia, ci sono ancora varie domande, a cominciare dalla possibilità che sia in parte presente in perline di vetro e quindi non immediatamente utilizzabile in missioni spaziali.
In poco più di un decennio, lo studio della Luna da parte di varie agenzie spaziali condotto da sonde spaziali in orbita ha rivoluzionato le nostre idee riguardanti la presenza d’acqua sul luogo. Da una totale mancanza di prove della sua presenza si è passati nel giro di pochi anni a diverse rilevazioni della sua presenza. Ad esse sono stati aggiunti i risultati di esami approfonditi di rocce lunari portate sulla Terra nelle missioni Apollo 15 e 17 con la scoperta che contengono tracce d’acqua all’interno di alcune perline di vetro.
Queste scoperte hanno aumentato l’interesse per la ricerca di acqua sulla Luna e a questo scopo è stato utilizzato anche il telescopio volante SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy). I risultati sono stati positivi e lo spettrografo FORCAST (Faint Object infraRed CAmera for the SOFIA Telescope) di SOFIA ha rilevato le tracce di acqua nel cratere Clavius. La sorpresa è arrivata dal fatto che non si tratta di un’area polare o una trappola a freddo bensì di un’area colpita dalla luce solare.
L’immagine (NASA/Daniel Rutter) mostra la Luna con il cratere Clavius indicato puntando al particolare della roccia contenente molecole d’acqua. In basso, il Boeing 747SP che trasporta il telescopio volante SOFIA.
Alessandra Roy del progetto SOFIA alla DLR, l’agenzia spaziale tedesca, ha spiegato che la temperatura nelle aree lunari illuminate sal Sole può raggiungere i 230° Celsius, perciò bisogna capire come possa non evaporare e disperdersi nello spazio. Ci sono due teorie delle quali una è supportata da varie scoperte in altre aree perché è quella delle perline di vetro di origine meteorica mentre l’altra riguarda una possibile formazione dell’acqua in due stadi con un gruppo ossidrile formato da un atomo di idrogeno legato a uno di ossigeno si lega all’idrogeno portato dal vento solare.
L’acqua scoperta ha una concentrazione molto bassa, stimata in un centesimo di quella presente nel deserto del Sahara. Se fosse effettivamente imprigionata in perline di vetro, si porrebbe anche il problema della sua estrazione.
Probabilmente nelle trappole a freddo studiate nell’altra ricerca l’acqua è semplicemente sotto forma di ghiaccio che può rimanere solida grazie a condizioni di ombra perenne esistenti in certi crateri. Un esame delle aree in cui potrebbero esistere quelle trappole suggerisce che potrebbero esistere in quantità notevolmente superiore alle stime precedenti per una superficie ghiacciata doppia rispetto a quella stimata in passato.
Paul Hayne dell’Università del Colorado, primo autore di questa ricerca, ha spiegato che quel ghiaccio potrebbe costituire una risorsa accessibile di acqua potabile, di carburante per razzi e per altre necessità collegate a missioni umane sulla Luna. Riserve di ghiaccio facilmente utilizzabile potrebbero essere una chiave importante per le basi lunari.
In realtà, al momento non è dimostrabile che tutte le varie trappole a freddo contengano riserve di ghiaccio ma i risultati sono promettenti. Future missioni potrebbero condurre esami sul posto per ottenere una mappatura dell’acqua effettivamente disponibile per capire quali siano le aree dove le risorse locali sono le migliori per supportare missioni con astronauti e addirittura basi lunari.
Queste scoperte non sono rivoluzionarie perché alcune precedenti avevano già rivelato la presenza di acqua in varie aree, ad esempio in una ricerca pubblicata nel luglio 2017. Tuttavia, la sua presenza è maggiore di quanto stimato in precedenza, anche se sarnno necessarie rilevazioni mirate per ottenere reali misurazioni della sua quantità. Sicuramente le continue scoperte e i nuovi progetti di missioni lunari, anche con astronauti, stimoleranno altre ricerche dell’acqua lunare e progetti per estrarla.
