2020

Illustrazione artistica di un lampo gamma corto come GRB 200522A

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla kilonova osservata il 22 maggio 2020 e sulle sue conseguenze. Si è trattato della fusione tra due stelle di neutroni che ha generato un lampo gamma corto catalogato come GRB 200522A e come risultato ha prodotto quella che dalle prime analisi sembra una magnetar, ancora una stella di neutroni ma del tipo caratterizzato da un campo magnetico estremamente potente. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Wen-fai Fong della Northwestern University di Evanston, Illinois, negli USA, ha preso in considerazione varie possibili spiegazioni per l’evento osservato, che ha avuto una luminosità eccezionale, e una kilonova che ha prodotto una magnetar è risultata la spiegazione più probabile.

Una rappresentazione dell'acqua nell'atmosfera di Marte con i picchi durante i periodi delle tempeste di sabbia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio che spiega dove sia finita la gran parte dell’acqua che il pianeta Marte possedeva quand’era giovane, ai tempi in cui era allo stato liquido sulla sua superficie. Un team di ricercatori guidato da Shane Stone dell’Università americana dell’Arizona ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale MAVEN della NASA per tracciare i movimenti dell’acqua nell’atmosfera, fino ad altitudini elevate, dove avvengono reazioni che la scompongono e producono idrogeno atomico, che si disperde nello spazio. Questo studio ha messo in luce il ruolo delle tempeste di sabbia nella perdita dell’acqua.

Il relitto radio nell'ammasso galattico CIZA J2242.8+5301

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’ammasso galattico CIZA J2242.8+5301. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Francesca Loi dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Cagliari ha utilizzato il Sardinia Radio Telescope (SRT) per condurre 240 ore di osservazioni per ottenere l’immagine spettro-polarimetrica a più alta frequenza mai prodotta da un radiotelescopio di quello che in gergo viene chiamato relitto radio. La qualità delle osservazioni ha permesso di ottenere risultati migliori rispetto a studi precedenti, che erano risultati contraddittori portando a controversie.

Concetto artistico della nana bruna BDR J1750+3809 con il suo campo magnetico e le aurore (Immagine ASTRON/Danielle Futselaar)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma della prima individuazione di una nana bruna tramite osservazioni alle onde radio. Questo è il risultato di una collaborazione tra vari enti che ha portato all’uso del radiotelescopio LOw Frequency ARray (LOFAR), del telescopio Gemini Nord e dell’InfraRed Telescope Facility (IRTF) della NASA, entrambi alle Hawaii, per scoprire e stimare le caratteristiche della nana bruna catalogata come BDR J1750+3809. Riuscire a individuare oggetti dalle emissioni molto deboli con un radiotelescopio rappresenta un progresso significativo perché aiuterà a conoscere meglio le nane brune e offre la speranza di trovare perfino esopianeti espulsi dai loro sistemi stellari.

Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di una ricerca su quello che in gergo viene chiamato bulge, un grande gruppo di stelle nell’area centrale della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la Dark Energy Camera (DECam) per condurre osservazioni del bulge, con le sue 250 milioni di stelle tra le quali in particolare sono state rilevate le emissioni ultraviolette di quelle dell’ammasso conosciuto come red clump perché formato da giganti rosse. Analizzando le loro emissioni è stato possibile trovare le tracce spettroscopiche degli elementi chimici all’interno di oltre 70.000 stelle. Le giganti rosse vicine al centro della Via Lattea hanno mostrato una composizione molto simile che indica che si sono formate più o meno nello stesso periodo, oltre 10 miliardi di anni fa.