2020

Pianeti e pianeti nani del sistema solare

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” riporta uno studio sulla struttura del sistema solare che offre una ricostruzione delle sue origini. Un team di ricercatori guidato da Matt Clement della Carnegie Institution ha condotto oltre 6.000 simulazioni dell’evoluzione del sistema solare che hanno portato alla conclusione che Giove compiva tre rivoluzioni attorno al Sole nel tempo che Saturno impiegava a compierne due quando i due pianeti si erano appena formati. I risultati indicano anche che c’era un altro pianeta tra Saturno e Urano che è stato espulso dal sistema solare, una conclusione che va a sostegno di un’ipotesi studiata da anni.

Concetto artistico di una magnetar con il suo campo magnetico (Immagine cortesia McGill University Graphic Design Team)

Quattro articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano altrettanti studi collegati a un lampo radio veloce catalogato come FRB 200428, la cui origine è stata associata a una magnetar catalogata come SGR 1935+2154. La collaborazione CHIME/FRB ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio CHIME, il secondo team di ricercatori ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio STARE2, il terzo team ha riportato le osservazioni condotte con il radio telescopio FAST, Bing Zhang dell’Università americana del Nevada ha pubblicato un articolo sui meccanismi fisici dei lampi radio veloci.

Rappresentazione artistica della Stella di Barnard con un pianeta roccioso investito da un brillamento con una componente di raggi X

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sul potenziale impatto dell’attività di una nana rossa di parecchi miliardi di anni di età come la Stella di Barnard sulla potenziale abitabilità dei suoi pianeti. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e il telescopio spaziale Hubble per tenere d’occhio la Stella di Barnard e i suoi brillamenti osservandone uno ai raggi X nel giugno 2019 e due agli ultravioletti nel marzo 2019. In sostanza, anche se con il passare del tempo una nana rossa diventa più quieta, i suoi brillamenti possono ancora erodere l’atmosfera di un pianeta roccioso.

Due galassie polverose individuate da ALMA (B. Saxton NRAO/AUI/NSF, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ALPINE team)

Otto articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano altrettanti studi legati al progetto ALPINE (ALMA Large Program to Investigate C+ at Early Times), condotto utilizzando il radiotelescopio ALMA in 70 ore di osservazioni agli infrarossi lontani di 118 galassie nell’universo primordiale. I ricercatori che hanno condotto i vari studi, tra i quali anche alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno scoperto tra le altre cose galassie più mature che primordiali, nel senso che contengono una quantità significativa di polveri e metalli, una situazione che si trova in galassie nelle quali molte stelle sono già state prodotte e sono esplose in supernove. Si tratta di una conferma che i primi casi di galassie già mature quando l’universo era ancora giovane non erano isolati.

Il cratere triplo di Noachis Terra (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato fotografie scattate dalla macchina fotografica HRSC (High Resolution Stereo Camera) della sua sonda spaziale Mars Express di un cratere triplo nella regione di Noachis Terra sul pianeta Marte. Quella regione ha dato il nome all’era noachiana in cui, tra circa 3,7 e 4,1 miliardi di anni fa, il pianeta rosso venne colpito da un numero particolarmente grande di meteoriti e Noachis Terra è piena dei crateri ancora esistenti. Un cratere triplo con una sovrapposizione che indica tre impatti molto vicini è interessante non solo come curiosità ma anche per la storia geologica che può raccontare assieme ad altri della stessa regione.