La storia di una supernova nella Piccola Nube di Magellano ricostruita grazie al telescopio spaziale Hubble

1E 0102.2-7219 (Immagine NASA, ESA, and J. Banovetz and D. Milisavljevic (Purdue University))
1E 0102.2-7219 (Immagine NASA, ESA, and J. Banovetz and D. Milisavljevic (Purdue University))

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sui resti di supernova catalogati come 1E 0102.2-7219 che ne stimano il luogo d’origine e la sua età. Un team di ricercatori guidato da John Banovetz e Danny Milisavljevic della Purdue University di West Lafayette, nell’Indiana, negli USA, ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per ricostruire la storia di quella supernova avvenuta nella Piccola Nube di Magellano. La conclusione è che la luce dell’esplosione della stella progenitrice raggiunse la Terra circa 1.700 anni fa.

Scoperti nel 1981 dall’osservatorio Einstein della NASA, una missione pionieristica nell’astronomia per i raggi X, i resti di supernova 1E 0102.2-7219 sono stati studiati nel corso dei decenni con vari strumenti. L’origine della stella progenitrice è stata individuata nella Piccola Nube di Magellano, una galassia nana satellite della Via Lattea, a circa 200.000 anni luce dalla Terra. Le sue caratteristiche indicavano che la sua luce aveva raggiunto la Terra in tempi recenti dal punto di vista astronomico ma non c’era una stima precisa della data. Questa nuova ricerca offre qualche risposta.

Il team degli astronomi John Banovetz e Danny Milisavljevic della Purdue University ha ricostruito la storia dei resti di supernova 1E 0102.2-7219 usando osservazioni condotte ad anni di distanza con il telescopio spaziale Hubble. Un approccio di questo tipo era già stato tentato anni fa e riportato in un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” nell’aprile 2006 ma in quel caso i ricercatori avevano confrontato immagini catturate con la Wide Field Planetary Camera 2 (WFC2) con altre catturate con Advanced Camera for Surveys (ACS) a distanza di anni. In questo nuovo studio, sono state usate solo immagini catturate con lo strumento ACS e ciò rende più facile tracciare la traiettoria degli ammassi di detriti espulsi dalla supernova.

I vari detriti si stanno muovendo a velocità e in direzioni diverse dall’esplosione. Nell’immagine i detriti che si muovono verso la Terra sono visibili in blu mentre quelli che si stanno allontanando dalla Terra sono visibili in rosso. L’analisi delle immagini indica che la luce della supernova raggiunse la Terra circa 1.700 anni fa. Sarebbe stata visibile dall’emisfero meridionale ma non esistono informazioni storiche su quell’evento.

I ricercatori hanno anche registrato la velocità di una possibile stella di neutroni, ciò che rimase del nucleo della stella progenitrice, individuata dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e dall’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA. La sua natura è ancora in dubbio e alcune ricerche suggeriscono che si tratti in realtà di un resto compatto della supernova che venne espulso ed è illuminato. La sua velocità è superiore ai 3 milioni di km/h, al limite di quanto velocemente gli astronomi ritengono che una stella di neutroni possa muoversi, uno dei motivi di dubbio sulla sua natura.

La ricerca sui resti di supernova 1E 0102.2-7219 non sono terminati ma questo studio offre dati più precisi nella ricostruzione degli eventi. Ciò aiuterà anche a capire cosa sia rimasto davvero dopo l’esplosione della stella progenitrice.

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