January 2021

Piume solari (Immagine NASA/SDO/Uritsky, et al)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su alcune strutture che costituiscono i pennacchi solari che sono chiamate in gergo piume, in inglese plumelets. Un team di ricercatori guidato da Vadim Uritsky della Catholic University of America e del Goddard Space Flight Center della NASA ha applicato algoritmi all’avanguardia per l’elaborazione delle immagini a dati della NASA per ottenere immagini con una risoluzione senza precedenti delle piume solari. Queste strutture sono piccole ma questo studio suggerisce che possano avere un ruolo cruciale nel vento solare, la cui influenza si estende fino al confine con lo spazio interstellare.

La nebulosa planetaria NGC 6302, conosciuta anche come Nebulosa Farfalla

Al 237° meeting della Società Astronomica Americana sono stati presentati nuovi dati riguardanti le nebulose planetarie NGC 6302, conosciuta anche come Nebulosa Farfalla, e NGC 7027, conosciuta anche come Nebulosa Insetto Gioiello. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble a diverse lunghezze d’onda che vanno dall’ultravioletto vicino all’infrarosso vicino per studiare le loro proprietà. Ciò ha permesso di ottenere nuovi dettagli che offrono nuove informazioni sui processi in atto in cui stelle morenti stanno espellendo strati di gas ionizzato in modo caotico.

Le due radiogalassie giganti viste da MeerKAT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di due radiogalassie giganti in una piccola porzione di cielo, una scoperta in teoria molto poco probabile. Un team di ricercatori guidato da Jacinta Delhaize dell’Università di Cape Town, in Sud Africa, ha utilizzato dati raccolti nel corso dell’indagine MIGHTEE condotta con il radiotelescopio MeerKAT. Le radiogalassie giganti sono considerate molto rare ma forse sono molto più comuni del previsto, una possibilità che potrebbe avere un impatto sullo studio della formazione e dell’evoluzione delle galassie.

1E 0102.2-7219 (Immagine NASA, ESA, and J. Banovetz and D. Milisavljevic (Purdue University))

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sui resti di supernova catalogati come 1E 0102.2-7219 che ne stimano il luogo d’origine e la sua età. Un team di ricercatori guidato da John Banovetz e Danny Milisavljevic della Purdue University di West Lafayette, nell’Indiana, negli USA, ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per ricostruire la storia di quella supernova avvenuta nella Piccola Nube di Magellano. La conclusione è che la luce dell’esplosione della stella progenitrice raggiunse la Terra circa 1.700 anni fa.

La galassia ESO 253-G003 vista dallo strumento MUSE (Immagine Michael Tucker (University of Hawai’i) and the AMUSING survey)

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sulla galassia ESO 253-G003 che la classifica tra quelle dotate di un nucleo galattico attivo che sta consumando una stella che orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale. Un team di ricercatori guidato da Anna Payne dell’università delle Hawaii ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi per studiare il fenomeno, catalogato come ASASSN-14ko, rilevando una serie di esplosioni cosmiche regolari che sono state interpretate come emissioni di energia legate al passaggio di una stella troppo vicino al buco nero, che a ogni orbita ne distrugge una parte.