Uno studio della stella variabile U Monocerotis basato su 130 anni di osservazioni

U Monocerotis
U Monocerotis

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla stella variabile U Monocerotis condotto esaminando dati raccolti nel corso di quasi 130 anni. Un team di ricercatori guidato da Laura Vega della Vanderbilt University di Nashville, negli USA, ha studiato quello che in effetti è un sistema binario usando dati che vanno indietro fino a quelli raccolti nel 1888 e conservati negli archivi della American Association of Variable Star Observers (AAVSO). Si tratta dello studio più completo mai condotto su una stella variabile, la più grande della coppia, una supergigante gialla la cui luminosità varia nel tempo.

Distanti circa 3.600 anni luce dalla Terra, le due stelle di U Monocerotis orbitano l’una attorno all’altra in circa sei anni e mezzo su un piano inclinato di 75° rispetto alla linea di vista esistente sulla Terra. La supergigante gialla ha una massa che è circa doppia di quella del Sole ma le sue dimensioni sono circa cento volte quelle del Sole. Si tratta di una stella variabile di classe RV Tauri, una cosiddetta stella variabile pulsante.

L’immagine (NASA’s Goddard Space Flight Center/Chris Smith (USRA/GESTAR)) offre una rappresentazione artistica di U Monocerotis con la supergigante gialla in primo piano. Sullo sfondo c’è la compagna, una stella poco conosciuta che probabilmente è una stella azzurra di massa simile ma molto più giovane e con dimensioni normali in rapporto alla sua massa.

La supergigante gialla è alla fine della sua vita normale e presto, in termini astronomici, si contrarrà enormemente e diventerà una nana bianca. I cambiamenti costituiscono il motivo principale della variabilità della sua luminosità. Tuttavia, c’è anche un parziale oscuramento dovuto a un disco di polvere che la circonda. Il disco è probabilmente composto da detriti espulsi dalla supergigante gialla nel corso della sua evoluzione. Esso aumenta la difficoltà nelle osservazioni ed è il motivo per cui la sua compagna è poco conosciuta.

Il team di Laura Vega ha messo assieme i vecchi dati raccolti nel 1888 con altri fino a quelli recenti. Sono dati raccolti in varie indagini astronomiche che vanno da quella archiviata nella Digital Access to a Sky Century @ Harvard (DASCH) del 1948 agli ultimi, ottenuti con il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA nel 2016, che hanno rilevato emissioni di raggi X, le prime da una variabile di questo tipo.

La mole di dati raccolta nel corso di quasi 130 anni ha permesso di ricostruire i suoi cicli. I ricercatori hanno trovato un ciclo di circa 60 anni che potrebbe essere dovuto a un addensamento dei materiali del disco a una distanza paragonabile a quella di Nettuno dal Sole. Hanno anche stimato il diametro del disco in circa 82 miliardi di chilometri. Le due stelle orbitano in un buco al suo interno.

Nel campo dell’astronomia è normale utilizzare vecchie osservazioni per nuove ricerche ma il caso di U Monocerotis è davvero estremo. La supergigante gialla rappresenta un esempio molto interessante di fase finale dell’evoluzione di una stella non molto massiccia. Sono state notate anche similitudini con sistemi binari appena nati per la presenza di dischi di gas e polveri che interagiscono con le stelle. Per questi motivi, gli studi di U Monocerotis continueranno.

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