June 2021

Il cargo spaziale Progress MS-17 al decollo su un razzo Soyuz-2.1a (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale Progress MS-17 è decollata su un razzo vettore Soyuz-2.1a dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo circa nove minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Il cargo spaziale ha iniziato la missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale indicata anche come Progress 78 o 78P. In questa missione, la rotta utilizzata è quella che richiede circa due giorni di viaggio.

La supernova 2018zd, nel cerchio bianco sulla destra, vicino alla galassia NGC 2146

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla supernova 2018zd. Un team di ricercatori ha studiato osservazioni condotte con vari telescopi concludendo che questa supernova è del tipo a cattura elettronica, che è stato teorizzato 40 anni fa ma mai identificato in modo certo. Secondo i ricercatori, 2018zd corrisponde alle predizioni teoriche e offre nuove conferme all’ipotesi che la supernova osservata nel 1054 d.C. sia stata del tipo a cattura elettronica.

RCW 49 (Immagine NASA/JPL-Caltec/E.Churchwell (University of Wisconsin))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio riguardante una culla di stelle all’interno della nebulosa RCW 49. Un team di ricercatori coordinato dall’Università del Maryland ha usato dati ottenuti con il telescopio volante SOFIA combinandoli con altri ottenuti con altri strumenti per ottenere una ricostruzione tridimensionale di una gigantesca struttura di plasma caldo ionizzato che si sta espandendo attorno all’ammasso stellare aperto Westerlund 2. La principale “indiziata” come causa di quell’espansione è la stella WR 20a.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Jourrnal Letters” riporta un modello della formazione dei buchi neri supermassicci che spiega la rapida crescita di quelli osservati nell’universo primordiale. Wei-Xiang Feng, Hai-Bo Yu e Yi-Ming Zhong propongono un modello in cui i cosiddetti semi da cui si formano questi giganteschi buchi neri vengono generati da un alone di materia oscura auto-interagente. Secondo questo modello, il collasso che forma il seme viene accelerato dalla materia barionica, quella comune, uno scenario unificato tra i due tipi di materia.

La galassia NGC1052-DF2 (Immagine NASA, ESA, Z. Shen and P. van Dokkum (Yale University), and S. Danieli (Institute for Advanced Study))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta una misurazione precisa della distanza della galassia NGC1052-DF2 che è stata usata per confermare che è quasi priva di materia oscura, un’anormalia notevole. Un team di ricercatori guidato da Pieter van Dokkum della Yale University ha usato il telescopio spaziale Hubble per osservare le giganti rosse alla periferia di NGC1052-DF2 usandole come “candele standard” sfruttando il fatto che raggiungono tutte lo stesso picco di luminosità. Capire perché in questa galassia vengano rilevati pochissimi degli effetti gravitazionali attribuiti alla materia oscura può offrire nuovi indizi sulla sua natura.