November 2021

Schema delle orbite dei pianeti di TRAPPIST-1 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla formazione dei pianeti del sistema della stella ultrafredda TRAPPIST-1. Un team di ricercatori ha sfruttato la particolare configurazione dei sette pianeti rocciosi per calcolare quanto tempo possa aver richiesto la loro formazione ottenendo un valore massimo di pochi milioni di anni, solo un decimo del tempo impiegato dalla Terra per formarsi. Ciò perché la risonanza che esiste tra i pianeti può essere stata mantenuta solo in assenza di un bombardamento tardivo del tipo che è avvenuto nel sistema solare che completò la formazione dei suoi pianeti. Una conseguenza è che l’acqua dev’essere stata assorbita dai pianeti di TRAPPIST-1 durante la loro formazione nel disco protoplanetario.

Il modulo Prichal attracca alla Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Nella giornata di ieri il modulo russo Prichal, conosciuto anche come Uzlovoy, è attraccato al modulo Nauka/MLM della Stazione Spaziale Internazionale diventando parte della sezione russa. Prichal era stato lanciato il 24 novembre e guidato verso la Stazione da un cargo spaziale Progress modificato. Una volta completati i lavori per renderlo pienamente operativo, fornirà altri cinque portelloni a cui le navicelle spaziali potranno attraccare.

Il modulo Prichal decolla su un razzo Soyuz 2.1b (Foto cortesia RSC Energia)

Nella giornata di ieri il modulo russo Prichal, conosciuto anche come Uzlovoy, è stato lanciato su un razzo vettore Soyuz 2.1b dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo poco più di nove minuti si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immesso sulla sua rotta. Il suo viaggio durerà poco più di due giorni per raggiungere, il 26 novembre, la Stazione Spaziale Internazionale, dove diventerà parte della sezione russa con molti anni di ritardo sui programmi originali. Prichal verrà guidato da un cargo spaziale Progress modificato fino alla sua destinazione.

La navicella spaziale DART decolla su un razzo Falcon 9 (Immagine NASA)

Poche ore fa la missione DART della NASA è stata lanciata su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Vandenberg. Dopo circa 56 minuti la sonda spaziale si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta per raggiungere l’asteroide binario Didymos per tentare di modificare l’orbita del suo satellite Dimorphos. L’impatto dovrebbe avvenire nel settembre 2022 ed essere monitorato dalla Terra e dal nanosatellite LICIACube dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) lanciato assieme alla sonda spaziale.

Concetto artistico di J0240+1952 e della sua compagna (Immagine cortesia Università di Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters” riporta la scoperta della nana bianca con la maggior velocità di rotazione conosciuta. Un team di ricercatori ha utilizzato lo strumento HiPERCAM montato sul Gran Telescopio Canarias (GTC) per riuscire a misurare la velocità di rotazione della nana bianca catalogata come Lamost J024048.51+195226.9, o semplicemente J0240+1952. La rotazione in 24,93 secondi la rende la più veloce nella sua categoria. L’esame ha anche permesso di stabilire che si tratta di un sistema a elica magnetica in cui la nana bianca ruba gas a una compagna per poi espellerlo nello spazio velocità molto elevate a causa del suo intenso campo magnetico.