2021

I resti di supernova Cassiopeia A (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA)

La NASA ha pubblicato un’immagine dei resti di supernova Cassiopeia A, o semplicemente Cas A, catturata dal telescopio spaziale WISE agli infrarossi. Non esiste alcuna documentazione storica di quella supernova anche se la sua luce raggiunse la Terra attorno al 1667 d.C., probabilmente perché una gran quantità di polvere tra di essa e la Terra attenuò notevolmente la sua luminosità. Le varie emissioni hanno permesso di studiarla con diversi strumenti nel corso degli ultimi decenni. WISE ha rilevato gli echi dell’esplosione luminosa che stanno generando increspature nella direzione opposta alla stella che è esplosa.

L'area attorno al buco nero supermassiccio della galassia M87 in luce polarizzata

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano diversi aspetti di uno studio che ha portato alla rappresentazione dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 in luce polarizzata. Gli scienziati della Event Horizon Telescope Collaboration hanno usato dati raccolti nel 2017 per ottenere una nuova immagine che offre nuove informazioni sulla struttura dei campi magnetici attorno al buco nero supermassiccio. Un terzo articolo pubblicato sulla stessa rivista riporta i dettagli delle osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA durante la campagna di osservazioni del 2017.

La medusa cosmica nell'ammasso galattico Abell 2877

Un articolo pubblicato rulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sull’ammasso galattico Abell 2877 condotto con il radiotelescopio MWA che ha individuato una nube di plasma con una forma simile a quella di una medusa. Un team guidato da Torrance Hodgson dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) che include due ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha osservato Abell 2877 a diverse frequenze radio e, quando ha abbassato la frequenza, ha scoperto quella struttura cosmica visibile per poco tempo e solo a pochissime frequenze. Potrebbe trattarsi di plasma espulso circa due miliardi di anni fa da buchi neri supermassicci di diverse galassie che si è mescolato proprio quando onde d’urto hanno attraversato l’ammasso, riaccendendo il plasma per un periodo che è molto breve dal punto di vista astronomico.

Tempesta di sabbia su Marte (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” e uno pubblicato sulla rivista “Icarus” riportano due ricerche che offrono nuove informazioni sui processi di perdita dell’acqua sul pianeta Marte. Due team di ricercatori guidati rispettivamente da Anna Fedorova dell’Accademia russa delle scienze e da Jean-Yves Chaufray del Laboratoire Atmospheres Observations Spatiales francese hanno usato principalmente osservazioni condotte con lo strumento SPICAM della sonda spaziale Mars Express dell’ESA assieme a dati raccolti da altre sonde spaziali per studiare l’atmosfera marziana. La conclusione è che i cicli stagionali e le tempeste di sabbia sono le cause principali della dispersione dell’acqua nello spazio. Tuttavia, una parte dell’acqua di Marte può ancora essere presente nel sottosuolo oltre che nelle calotte polari.

Concetto artistico di 'Oumuamua (Immagine cortesia William Hartmann)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” riportano altrettante parti di una ricerca sull’asteroide interstellare ‘Oumuamua proponendo la teoria che sia composto soprattutto di azoto solido e si tratti di un frammento di un esopianeta simile a Plutone. Il professor Steven Desch e il dottor Alan Jackson della Arizona State University hanno provato a valutare le caratteristiche di diversi tipi di ghiaccio per vedere quale si adattasse meglio alle caratteristiche osservate in ‘Oumuamua. La loro conclusione è che il ghiaccio d’azoto spiegherebbe il comportamento di questo asteroide interstellare. Secondo la loro ricostruzione, tra 400 e 500 milioni di anni fa, una collisione staccò un frammento da un pianeta simile a Plutone lanciandolo nello spazio interstellare.