
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una corrente stellare primordiale ai confini della Via Lattea catalogata come C-19. Un team di ricercatori ha usato lo strumento GRACES sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii per studiare questa corrente stellare scoperta nei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia. Le stelle che fanno parte di C-19 sono state identificate anche nell’indagine Pristine, che ha lo scopo di cercare le stelle con la più bassa metallicità della Via Lattea con il CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope), anch’esso alle Hawaii. Ulteriori dati sono stati raccolti usando il Gran Telescopio Canarias alle Canarie. La conclusione dello studio è che le stelle di C-19 sono state strappate a un antico ammasso stellare quando la Via Lattea era molto giovane. Queste nuove informazioni potrebbero aiutare a capire meglio la formazione delle prime stelle.
Le correnti stellari sono associazioni di stelle che orbitano attorno a una galassia in formazioni simili a nastri. Si tratta di resti di ammassi globulari o di galassie nane che sono state vittima di forze gravitazionali, nel caso di C-19 da parte della Via Lattea. Nel corso degli anni, diverse correnti stellari sono state scoperte attorno alla Via Lattea e ora ad esse si aggiunge C-19.
Le stelle più antiche sono quelle con la metallicità più bassa, cioè hanno la quantità più bassa di elementi pesanti. Ciò perché le stelle più antiche si sono formate da nubi contenenti quasi solo idrogeno ed elio mentre le generazioni successive contengono anche elementi più pesanti espulsi da supernove precedenti.
Studiare stelle molto antiche vuol dire capire meglio la prima fase della storia dell’universo con la formazione delle galassie e delle prime stelle. Per questo motivo, l’indagine Pristine ha cercato le stelle della Via Lattea con la più bassa metallicità.
Dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA, uno speciale telescopio spaziale che ha lo scopo di mappare stelle e altri oggetti, sono stati esaminati usando un algoritmo creato dagli autori della scoperta di C-19 proprio per rilevare correnti stellari. L’immagine (International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/J. da Silva/Spaceengine. Acknowledgment: M. Zamani (NSF’s NOIRLab)) mostra un’illustrazione della Via Lattea e delle Nubi di Magellano con C-19 sul lato sinistro.
Il risultato della ricerca di correnti stellari è stato positivo ma servivano osservazioni mirate per capire l’origine di C-19. I ricercatori hanno usato a questo scopo lo strumento GRACES (Gemini Remote Access to CFHT ESPaDOnS Spectrograph) installato sul telescopio Gemini Nord. I risultati hanno indicato che le stelle di C-19 hanno una bassa quantità di elementi più pesanti di idrogeno ed elio con caratteristiche tipiche di stelle che fanno parte di antichi ammassi globulari.
La ricostruzione più probabile è che le stelle che hanno formato C-19 siano state strappate a un ammasso globulare primordiale quando la Via Lattea era molto giovane. È possibile che quell’ammasso sia stato distrutto dalla gravità della Via Lattea e quelle stelle siano tutto ciò che ne rimane. Si tratta di un evento normale nella storia delle galassie ma non è facile trovarne le tracce dopo miliardi di anni.
C-19 e altre correnti stellari possono fornire informazioni utili su antichi eventi catastrofici e quindi sulla formazione ed evoluzione della Via Lattea. Sono come fossili di strutture antichissime che aiutano a capire meglio la formazione delle prime stelle.
