Tre telescopi spaziali per studiare il sistema di Eta Carinae

Il sistema di Eta Carinae
Il sistema di Eta Carinae

Una nuova immagine ritrae Eta Carinae mettendo assieme osservazioni in varie bande dello spettro elettromagnetico dagli infrarossi ai raggi X grazie ai telescopi spaziali Hubble, Chandra e Spitzer. Ogni frequenza offre alcuni dati specifici su questa coppia di stelle celebre soprattutto per la cosiddetta Grande Eruzione che la rese particolarmente brillante per molti anni con un picco nel 1843. I dati messi assieme hanno anche permesso di creare modelli tridimensionali della Nebulosa Omuncolo e delle nubi di gas e polveri che circondano la coppia. Si tratta di una ricerca utile agli astronomi per capire l’evoluzione di Eta Carinae e anche dal punto di vista didattico all’interno del programma Universe of Learning della NASA.

Lontano circa 7.500 anni luce dalla Terra, il sistema di Eta Carinae è formato da due stelle la cui massa è stimata in circa 90 e 30 volte quella del Sole. Divenne celebre nel XIX secolo perché nel 1820 la sua luminosità cominciò ad aumentare raggiungendo il picco nel 1843, un evento che venne chiamato la Grande Eruzione e lo fece apparire per qualche decennio come la seconda stella più brillante nel cielo.

A tanti anni di distanza dalla Grande Eruzione, il sistema di Eta Carinae continua a essere studiato per capire i processi che portano stelle massicce a eruzioni violente al punto da moltiplicare la loro luminosità e generare nebulose e nubi di gas e polveri attorno a esse. Solo grazie a strumenti costruiti negli ultimi decenni è stato possibile scoprire alcuni dei segreti del sistema di Eta Carinae come il fatto che si tratti di un sistema binario e non di un’unica stella.

Già in passato i dati di diversi strumenti sono stati combinati per ottenere un quadro più completo della situazione di Eta Carinae e per tentare una ricostruzione più precisa della storia della Grande Eruzione. In questo caso si tratta di tre telescopi spaziali usati per fornire osservazioni in diverse bande dello spettro elettromagnetico: Spitzer per frequenze infrarosse, Hubble per frequenze visibili e ultraviolette e Chandra per i raggi X.

L’immagine (A. Fujii, J. Morse (BoldlyGo Inst), N. Smith (U Arizona), Hubble SM4 ERO Team, NASA, ESA, STScI, JPL-Caltech, CXC, ESO, NOAO, AURA, NSF) mostra Eta Carinae nella combinazione delle osservazioni condotte con i telescopi spaziali Hubble, Chandra e Spitzer. L’insieme dei dati raccolti ha permesso ad astronomi e artisti dello Space Telescope Science Institute (STScI) di creare modelli tridimensionali di Eta Carinae. Essi rappresentano la forma a clessidra della Nebulosa Omuncolo e le nubi di gas che circondano la coppia di stelle.

Il gas e le polveri che circondano le stelle di Eta Carinae rendono più difficile lo studio di quel sistema rendendo ogni nuova osservazione potenzialmente decisiva per scoprire nuovi segreti. È una ricerca importante per capire i processi che possono caratterizzare la vita di stelle molto massicce che cominciano a espellere materiali nello spazio interstellare ben prima di esplodere in supernove. Sono materiali che in un lontano futuro potranno contribuire a formare nuove stelle e nuovi pianeti. La ricerca continua e in questo caso c’è anche uno scopo didattico grazie alla collaborazione con il programma Universe of Learning della NASA.

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