Almeno tre oggetti catalogati come pianeti sono in realtà piccole stelle

Concetto artistico di Kepler 854 b come esopianeta confrontato con Giove
Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio che riesamina i dati di quattro oggetti scoperti alcuni anni fa grazie al telescopio spaziale Kepler della NASA concludendo che almeno tre di essi sono in realtà piccole stelle e non pianeti. Un team di ricercatori ha utilizzato nuovi dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA per avere informazioni più precise su oggetti catalogati come esopianeti. Kepler-854b, Kepler-840b e Kepler-699b risultano avere dimensioni tra due e quattro volte quelle di Giove, eccessive anche per gioviani caldi molto vicini alle loro stelle ma possibili per piccole stelle. Kepler-747b risulta avere un raggio 1,8 volte quello di Giove pure essendo abbastanza lontano da una stella un po’ più piccola del Sole perciò la sua natura è incerta.

Il telescopio spaziale Kepler della NASA è stato per anni uno straordinario cacciatore di pianeti. La sua missione è terminata nell’ottobre 2018 ma ha permesso di scoprire alcune migliaia di esopianeti. Tuttavia, ogni candidato esopianeta richiede uno studio mirato innanzitutto per confermarne l’esistenza e ancor di più per avere stime precise riguardanti le sua orbita, la sua masse e le sue dimensioni.

I risultati degli studi degli esopianeti scoperti sono migliorati col passare del tempo grazie a sistemi di calcolo più raffinati ma anche grazie ad altre fonti di informazioni. La sonda spaziale Gaia è uno speciale telescopio spaziale progettato dall’ESA per mappare gli oggetti spaziali raccogliendo dati precisi su di essi. Ciò ha offerto la possibilità di riesaminare esopianeti già conosciuti.

Gli autori di questo nuovo studio stavano cercando nell’archivio delle osservazioni del telescopio spaziale Kepler potenziali sistemi con tracce di deformazioni mareali. La loro ricerca li ha portati a scoprire esopianeti che dai dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia risultano troppo grandi per essere pianeti, anche per gioviani caldi molto vicini alle loro stelle. In particolare, Kepler-854b e Kepler-840b hanno un anno che dura poco più di due giorni terrestri perciò stime approssimative delle loro dimensioni potevano indicare che si trattasse di esopianeti dilatati dall’intenso calore che ricevono. Le informazioni aggiornate rendono quest’interpretazione improbabile.

Ora la sezione dedicata agli esopianeti del sito web della NASA indica che Kepler-854b (visto in un concetto artistico come pianeta supergioviano nell’immagine confrontato con Giove) e Kepler-840b hanno masse stimate in oltre centotrenta volte quella di Giove. Ciò suggerisce una natura stellare ancor di più delle dimensioni molto superiori a Giove. La questione è più complessa per Kepler-699b, per il quale manca una stima della massa ma dai dati di Gaia risulta avere un raggio 2,76 volte quello di Giove. Si tratta di un oggetto troppo grande per essere un pianeta, anche perché è ben più lontano dalla sua stella degli altri due. Secondo i ricercatori, l’insieme delle caratteristiche di Kepler-699b indica che non può essere neppure una nana bruna, un oggetto tra pianeta e stella, ma è probabilmente anch’esso una piccola stella.

L’esame di Kepler-747b ha fornito risultati più ambigui. La nuova stima del raggio è 1,8 volte quella di Giove ma sul database della NASA ora la sua massa risulta circa 24 volte quella di Giove, troppo poco per essere una stella. Le informazioni sono ancora imprecise perciò la sua natura rimane incerta. Ulteriori osservazioni potrebbero fornire i dati necessari a stime più precise per capire se si tratti di una nana bruna o se la sua massa sia in realtà molto superiore e quindi anch’esso sia una stella.

Le stelle nane ultra-fredde sono molto fioche e la loro luce può essere scambiata per quella di un gioviano caldo. Dopo oltre vent’anni di studi di esopianeti, ci sono ancora casi in cui le informazioni non sono sufficienti a stimarne le caratteristiche con precisione. Sono casi ormai rari perché i dati raccolti sono aumentati nel tempo e la loro elaborazioni è migliorata, a dimostrazione di quanto sia progredita questa branca dell’astronomia.

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