La nana bruna Gliese 229 B è in realtà una coppia di nane brune ravvicinate

Illustrazione artistica della coppia Gliese 229 Ba e Gliese 229 Bb assieme a Gliese 229 A (Immagine cortesia K. Miller, R. Hurt (Caltech/IPAC))
Illustrazione artistica della coppia Gliese 229 Ba e Gliese 229 Bb assieme a Gliese 229 A (Immagine cortesia K. Miller, R. Hurt (Caltech/IPAC))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano i risultati di due studi indipendenti su Gliese 229 B, la prima nana bruna di cui venne confermata l’esistenza, che concludono che in realtà si tratta di una coppia di nane brune ravvicinate. Un team guidato dal ricercatore del Caltech Jerry Xuan ha usato gli strumenti GRAVITY e CRIRES+ montati sul VLT dell’ESO in Cile mentre un team guidato da Sam Whitebook, anche lui del Caltech, e Tim Brandt dello Space Telescope Science Institute di Baltimore, ha usato lo strumento NIRSPEC installato all’Osservatorio Keck alle Hawaii. C’erano già sospetti sulla natura di Gliese 229 B a causa di alcune incongruenze rilevate nelle sue caratteristiche ma solo ora è stato possibile trovare le prove.

Le prime prove dell’esistenza di una nana bruna arrivarono nel 1994 ma ipotesi riguardanti l’esistenza di oggetti a metà strada tra pianeti e stelle erano state avanzate decenni prima. Secondo le stime delle osservazioni condotte negli anni ’90, Gliese 229 B è leggermente più piccola di Giove ma 70 volte più massiccia. Il suo legame gravitazionale rilevato con la nana rossa Gliese 229 A, distante oltre sei miliardi di chilometri, mostrava che aveva già una compagna.

Il problema già rilevato all’epoca in seguito all’interesse destato da Gliese 229 B e ai conseguenti studi condotti, riguardava la sua luminosità. Questa nana bruna sembrava troppo fioca per la massa che era stata stimata. Una delle possibili soluzioni a quest’incongruenza era che si trattasse di una coppia di nane brune ravvicinate che gli strumenti dell’epoca non riuscivano a distinguere. Ora la situazione è cambiata.

I nuovi studi confermano l’ipotesi delle due nane brune. Secondo le nuove stime, esse hanno masse che sono 38 e 34 volte quella di Giove e orbitano l’una attorno all’altra in 12 giorni terrestri a una distanza che è circa 16 volte quella tra Terra e Luna. Questa coppia di nane brune orbita attorno alla nana rossa Gliese 229 A ogni 250 anni terrestri circa.

Le due nane brune sono state catalogate come Gliese 229 Ba e Gliese 229 Bb. La loro scoperta rappresenta un passo in avanti ma i ricercatori vogliono capire come si siano formate. Potrebbe trattarsi del risultato della divisione di un disco circumstellare in due dischi più piccoli, troppo piccoli per formare stelle “vere”. In quella situazione, potrebbero essersi formate due nane brune che sono rimaste vicine a causa del reciproco legame gravitazionale.

Il professor Dimitri Mawet del Caltech, tra gli autori della ricerca pubblicata su “Nature”, ha osservato che le prove della natura binaria di Gliese 229 B non risolvono l’incongruenza tra la massa complessiva stimata e la luminosità osservata ma approfondisce le nostre conoscenze sulle nane brune, che sono a cavallo tra stelle e pianeti giganti.

Studiare oggetti così fiochi non è facile anche se la coppia Gliese 229 B è a circa 19 anni luce dalla Terra e quindi molto vicina dal punto di vista astronomico. Non a caso, ci sono voluti trent’anni per trovare le prove della sua natura binaria. Strumenti ancor più potenti e sensibili entreranno in servizio nei prossimi anni offrendo la possibilità di studiare ancor meglio la coppia Gliese 229 B e anche di scoprire altre coppie di nane brune ravvicinate.

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