November 2024

Le galassie ultramassicce S1, S2 e S3

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di tre galassie ultramassicce nell’universo primordiale in cui stelle si stanno formando con un’efficienza quasi doppia rispetto alle galassie di massa media per gli standard di quell’era. Un team di ricercatori coordinato dall’Università di Ginevra ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno del programma FRESCO. Le tre galassie (Immagine NASA/CSA/ESA, M. Xiao & P. A. Oesch (University of Geneva), G. Brammer (Niels Bohr Institute), Dawn JWST Archive), che sono state catalogate come S1, S2 e S3, sono massicce quasi quanto la Via Lattea e si aggiungono alle altre che sono state scoperte negli ultimi anni e sono difficilmente spiegabili con i modelli cosmologici maggiormente accettati, a cominciare dal lambda-CDM.

Protogalassie viste dal telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta alcune predizioni offerte dalla MOND (Modified Newtonian Dynamics), una teoria basata su modifiche alle leggi gravitazionali di Newton ed Einstein che non prevede l’esistenza della materia oscura. Stacy S. McGaugh, James M. Schombert, Federico Lelli dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Arcetri e Jay Franck hanno applicato questo modello a galassie primordiali studiate con il telescopio spaziale James Webb ottenendo un accordo migliore rispetto al modello lambda-CDM, il migliore modello cosmologico basato sull’esistenza della materia oscura. Si tratta di uno degli studi, spesso basati su osservazioni di Webb, che stanno mettendo alla prova modelli cosmologici che non erano molto considerati a causa della mancanza di conferme.

Concetto artistico di galassia nana primordiale con un buco nero supermassiccio in rapida crescita (Immagine NOIRLab/NSF/AURA/J. da Silva/M. Zamani)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati dello studio della galassia nana catalogata come LID-568, che ha al suo centro un buco nero supermassiccio che sta divorando materiali a un ritmo che è oltre quaranta volte superiore ai suoi limiti teorici. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Hyewon Suh dell’International Gemini Observatory/NSF NOIRLab che include Federica Loiacono, Giorgio Lanzuisi, Stefano Marchesi e Roberto Decarli dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha combinato osservazioni condotte con i telescopi spaziali Chandra e James Webb per ottenere dati precisi su questo buco nero supermassiccio così vorace. Lo vediamo com’era circa 1,5 miliardi di anni dopo il Big Bang e la sua scoperta indica un modo in cui questi oggetti così estremi riescono a crescere così rapidamente.

Il cargo spaziale Dragon si avvicina alla Stazione Spaziale Internazionale nella missione CRS-31 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Dragon 2 di SpaceX è attraccata al modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale completando la prima parte della missione CRS-31. L’astronauta Butch Wilmore e il suo collega Nick Hague hanno monitorato l’operazione ma il cargo spaziale, partito quasi 13 ore prima, ha completato in modo automatizzato le manovre senza alcun problema.

I taikonauti Li Guangsu, Li Cong e Ye Guangfu alla fine della missione Shenzhou 18 (Foto cortesia Xinhua/Li Xin)

Nella giornata di ieri i tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 18 sono rientrati sulla Terra dopo aver trascorso poco più di sei mesi sulla stazione spaziale cinese Tiangong, dov’erano arrivati il 25 aprile. I tre taikonauti Li Guangsu, Li Cong e Ye Guangfu avevano lasciato la stazione circa nove ore prima per atterrare in un sito chiamato Dongfeng nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna. Si tratta di una procedura che riduce notevolmente i tempi del rientro a Terra ed è ormai diventata routine.