2024

la galassia NGC 1386

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla galassia NGC 1386 che mostra come nelle sue regioni centrali siano in atto processi di formazione stellare nonostante contenga soprattutto stelle antiche. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Almudena Prieto dell’Instituto de Astrofísica de Canarias in Spagna ha combinato osservazioni condotte alla luce visibile e nell’infrarosso vicino con il VST dell’ESO e alle onde radio con il radiotelescopio ALMA per studiare quei processi che stanno apportando una sorta di ringiovanimento all’interno di NGC 1386.

la navicella spaziale Crew Dragon Endeavour caricata sulla nave MV Megan dopo l'ammaraggio (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Crew Dragon Endeavour di SpaceX ha concluso la sua missione Crew-8, o SpaceX Crew-8, per conto della NASA ammarando senza problemi. A bordo c’erano gli astronauti Matthew Dominick, Mike Barratt e Jeanette Epps e il cosmonauta Alexander Grebenkin, che avevano raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale il 5 marzo 2024 e hanno fatto parte della Expedition 70/71/72. I quattro hanno terminato l’ottava missione regolare con equipaggio di SpaceX nell’Oceano Atlantico, al largo della Florida. La Crew Dragon aveva lasciato la Stazione circa 34 ore prima.

Poco dopo l’ammaraggio, la nave “MV Megan” di SpaceX è andata a recuperare la Endeavour e il suo equipaggio per trasportarli fino alla costa. Gli astronauti hanno anche ricevuto il primo controllo medico a bordo della nave.

L'ammasso stellare NGC 602 (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, P. Zeidler, E. Sabbi, A. Nota, M. Zamani (ESA/Webb))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’identificazione di 64 candidate nane brune nell’ammasso stellare NGC 602 nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie satellite della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per ottenere la sensibilità e la risoluzione necessarie a rilevare possibli oggetti a metà strada tra pianeta e stella a circa 200.000 anni luce di distanza. Saranno necessari studi mirati per verificare queste candidate, le prime nane brune che verranno verificate fuori dalla Via Lattea. NGC 602 è povera di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, una condizione che era normale quando l’universo era giovane, un ulteriore motivo di interesse per studiare i processi all’interno dell’ammasso.

Illustrazione di un buco nero e dell'area circostante con la corona brillante ai raggi X (Immagine NASA/Caltech-IPAC/Robert Hurt)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio sulla regione di plasma caldissimo che circonda un buco nero chiamata corona. Un ream di ricercatori ha usato rilevazioni condotte con il telescopio spaziale IXPE per ottenere informazioni precise sulla corona di 12 buchi neri che vanno da quelli di massa stellare a buchi neri supermassicci. Per la prima volta, è stato possibile osservare la geometria della corona dei buchi neri e il suo rapporto con il disco di accrescimento che li circonda. La geometria sembra molto simile a prescindere dalla dimensione dei buchi neri ma questo è un risultato ancora preliminare.

Illustrazione artistica della coppia Gliese 229 Ba e Gliese 229 Bb assieme a Gliese 229 A (Immagine cortesia K. Miller, R. Hurt (Caltech/IPAC))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano i risultati di due studi indipendenti su Gliese 229 B, la prima nana bruna di cui venne confermata l’esistenza, che concludono che in realtà si tratta di una coppia di nane brune ravvicinate. Un team guidato dal ricercatore del Caltech Jerry Xuan ha usato gli strumenti GRAVITY e CRIRES+ montati sul VLT dell’ESO in Cile mentre un team guidato da Sam Whitebook, anche lui del Caltech, e Tim Brandt dello Space Telescope Science Institute di Baltimore, ha usato lo strumento NIRSPEC installato all’Osservatorio Keck alle Hawaii. C’erano già sospetti sulla natura di Gliese 229 B a causa di alcune incongruenze rilevate nelle sue caratteristiche ma solo ora è stato possibile trovare le prove.