
Un’immagine (NASA, ESA, CSA, STScI, Michael Ressler (NASA-JPL), Dave Jones (IAC)) catturata dal telescopio spaziale James Webb raffigura NGC 1514, una nebulosa planetaria al cui centro c’è una stella morente. Lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) ha catturato dettagli mai visti finora, soprattutto degli anelli visibili solo agli infrarossi. La stella morente ha una compagna, anche se nelle immagini sembra di vedere al centro della nebulosa un’unica stella brillante. Questo spettacolo continuerà ancora per molti millenni prima che i materiali si disperdano nello spazio interstellare. Nel frattempo, della stella morente è già rimasto solo un nucleo compatto sotto forma di nana bianca.
NGC 1514 è conosciuta dal 1790 e l’espressione planetaria riflette le conoscenze astronomiche dell’epoca. Gli strumenti disponibili agli astronomi odierni hanno permesso di comprendere la reale natura di questo tipo di formazione. C’è una stella che sta passando o è passata attraverso un’agonia sotto forma dell’espulsione degli strati esterni della sua atmosfera, i quali vanno a generare la nebulosa. Gli spettacoli che offrono, con una geometria unica per ogni stella, sbalordirebbero William Herschel, l’astronomo che osservò varie nebulose planetarie e diede loro questo nome pensando che assomigliassero a pianeti.
Distante circa 1.500 anni luce dalla Terra, la nebulosa planetaria NGC 1514 è peculiare perché la stella morente ha una compagna. A causa della quantità di materiali che circonda la coppia, esaminare le due stelle è stato complesso, al punto che in origine gli astronomi avevano stimato che esse orbitassero l’una attorno all’altra in circa 10 giorni e solo osservazioni condotte nel corso degli anni avevano mostrato che in realtà il loro periodo orbitale è addirittura vicino ai 9 anni.
Solo nel 2010 gli astronomi sono riusciti a individuare gli anelli della nebulosa planetaria NGC 1514 grazie al telescopio spaziale WISE della NASA perché sono talmente fiochi da richiedere strumenti molto sensibili agli infrarossi. La scoperta meritò un articolo dedicato ad essa, che venne pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” nel novembre di quell’anno.
Quegli anelli sono formati dai materiali espulsi dalla stella in agonia e sono probabilmente composti da piccolissimi granelli di polvere. Il risultato è stato paragonato a una clessidra con i bordi mozzati. È normale che le forme delle nebulose planetarie siano irregolari a causa dei processi caotici e violenti che le formano e in questo caso c’è anche la seconda stella che le influenza.
Un’altra caratteristica fuori dal normale della nebulosa planetaria NGC 1514 è nell’assenza di molecole complesse di carbonio. Tipicamente, gli elementi che si mescolano nelle nebulose planetarie formano molecole complesse come gli idrocarburi policiclici aromatici. Una possibilità è che la presenza della seconda stella abbia interferito con i processi che portano alla formazione di quelle molecole. L’effetto positivo per gli astronomi è che molecole più semplici permettono il passaggio di una maggior quantità di luce, il che crea lo spettacolo degli anelli.
L’evoluzione della nebulosa planetaria NGC 1514 continuerà ancora per molti millenni. Il telescopio spaziale James Webb ha già catturato dettagli mai visti di questa formazione dimostrando ancora una volta la sua potenza e sensibilità. Le immagini ottenute sono mozzafiato e allo stesso tempo aiutano a capire meglio i processi in atto durante l’ultima fase di vita di molte stelle.
