
Poco fa tre sonde spaziali sono partite su un razzo vettore Falcon 9 dal Kennedy Space Center. Dopo circa un’ora e 23 minuti, nel giro di circa 13 minuti si sono separate con successo dall’ultimo stadio del razzo e si sono immesse sulla loro rotta che le porterà nell’area chiamata L1 (Lagrange 1), a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove cominceranno la loro attività scientifica legata allo studio di vari aspetti del tempo meteorologico spaziale.
La meteorologia spaziale è una branca scientifica che studia l’attività generata dal Sole e dalle sue conseguenze all’interno del sistema solare e in particolare sulla Terra. Le emissioni solari estendono la loro influenza all’interno dell’enorme bolla che circonda il sistema solare ed è conosciuta come eliosfera. Il vento solare colpisce continuamente la Terra e in caso di brillamento solare le emissioni possono essere davvero violente: le aurore sono spettacolari ma le conseguenze sono potenzialmente pericolose. Anche in condizioni normali, astronauti nello spazio profondo possono essere esposti a radiazioni pericolose. Sono soprattutto questi potenziali pericoli che hanno portato nel tempo a studiare in modo sempre più sofisticato il tempo meteorologico spaziale.
La sonda spaziale IMAP (Interstellar Mapping and Acceleration Probe) della NASA ha lo scopo di studiare come l’energia e le particelle del Sole interagiscono con l’eliosfera. Si tratta di una missione che studierà in particolare la radiazione cosmica, che può avere un impatto sulla Terra e sui suoi abitanti e anche sulle navicelle spaziali. Tra le altre cose, IMAP mapperà i confini dell’eliosfera e ciò aiuterà a capire come questa colossale bolla interagisce con le emissioni che provengono dal vicinato cosmico. Uno scopo secondario della missione è di analizzare la polvere che probabilmente arriva dallo spazio interstellare per capirne bene la natura.
La sonda spaziale Carruthers Geocorona Observatory della NASA è una piccola navicella che osserverà gli strati più esterni dell’atmosfera terrestre, chiamata esosfera. Catturerà immagini dei fiochi bagliori ultravioletti nella regione chiamata geocorona per capire meglio l’impatto del tempo meteorologico spaziale sulla Terra. Le condizioni in quell’area cambiano in continuazione e possono avere effetti sui satelliti in orbita ma anche sulle reti elettriche al suolo.
La sonda spaziale SWFO-L1 (Space Weather Follow On-Lagrange 1) della NOAA terrà d’occhio il Sole e l’ambiente vicino alla Terra per rilevare l’attività legata al tempo meteorologico spaziale. Lo scopo è di rilevare in anticipo qualsiasi potenziale pericolo derivante da picchi di attività che potrebbero danneggiare satelliti in orbita e infrastrutture sulla Terra.
Le sonde spaziali hanno cominciato il loro lungo viaggio. Ci vorranno alcuni mesi per raggiungere nell’area L1. Nel gennaio 2026 cominceranno i test di funzionamento degli strumenti delle sonde. Se tutto andrà bene, il prossimo anno cominceranno ad arrivare dati scientifici che aumenteranno le nostre conoscenze su vari aspetti dell’eliosfera.

