2025

sinistra i resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale James Webb e negli altri due riquadri la simulazione della distribuzione di densità dei resti, che includono i materiali ricchi di ferro, e la morfologia attuale di quei resti.

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio della supernova SN 1987A che offre le prove che l’esplosione è stata decisamente asimmetrica e dominata da due getti bipolari. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Salvatore Orlando dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Palermo ha sviluppato un modello che tiene conto dell’interazione tra materia e campo magnetico per studiare l’evoluzione di SN 1987A. I risultati riproducono con successo la morfologia dei materiali espulsi, ricchi di ferro, che è stata osservata in particolare dal telescopio spaziale James Webb. Ciò mostra come quelle strutture siano il risultato di un’esplosione asimmetrica.

15 dischi protoplanetari studiati nel progetto ODISEA con la loro classificazione secondo il modello proposto

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta un modello che traccia l’evoluzione dei dischi protoplanetari attraverso cinque fasi. Un team di ricercatori del progetto ODISEA (Ophiuchus DIsc Survey Employing ALMA) ha sviluppato questo modello usando sia simulazioni che osservazioni di dischi protoplanetari all’interno della nube molecolare di Ofiuco ottenute usando il radiotelescopio ALMA. Il tipo di evoluzione osservato conferma la divisione in fasi proposta nel 2020 in un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” e offre qualche conferma ai meccanismi con cui i pianeti giganti influenzano le dinamiche all’interno di quei dischi.

La capsula Shenzhou 19 dopo l'atterraggio (Immagine cortesia Xinhua)

Poche ore fa, i tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 19 sono rientrati sulla Terra dopo aver trascorso poco più di sei mesi sulla stazione spaziale cinese Tiangong, dov’erano arrivati il 29 ottobre 2024. I tre taikonauti Wang Haoze, Cai Xuzhe e Song Lingdong avevano lasciato la stazione circa nove ore prima per atterrare in un sito chiamato Dongfeng nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna. Si tratta di una procedura che riduce notevolmente i tempi del rientro a Terra ed è ormai diventata routine.

Il satellite Biomass decolla su un razzo vettore Vega-C (Immagine cortesia Arianespace)

Poco fa il satellite Biomass è partito su un razzo vettore Vega-C dalla base di Kourou, nella Guiana Francese. Dopo circa 58 minuti si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immesso sulla rotta che lo porterà fino alla sua orbita eliosincrona a un’altitudine di 666 chilometri, da dove studierà la biomassa delle foreste di tutto il mondo. Si tratta di un lavoro che aiuterà a comprendere meglio il ciclo globale del carbonio e gli ecosistemi delle foreste.

La navicella spaziale Shenzhou 20 al decollo (Foto cortesia Xinhua/Li Xin)

È arrivata la conferma che tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 20 hanno raggiunto la stazione spaziale cinese Tiangong con una manovra di attracco automatizzata. Erano partiti circa sei ore e mezza prima su un razzo vettore Long March-2F dal Centro di lancio satelliti di Jiuquan. Costituiscono il nono equipaggio della stazione spaziale cinese e vi rimarranno per circa sei mesi, la durata standard per una missione.