2025

L'anello di Einstein attorno alla galassia NGC 6505 (Immagine ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, image processing by J.-C. Cuillandre, G. Anselmi, T. Li / CC BY-SA 3.0 IGO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione di un cosiddetto anello di Einstein praticamente perfetto attorno alla galassia NGC 6505. Un team di ricercatori guidato da Conor O’Riordan del Max Planck Institute for Astrophysics di Monaco di Baviera, in Germania, che include parecchi membri associati a istituzioni italiane ha esaminato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Euclid per studiare l’immagine di una galassia molto più lontana distorta dalla lente gravitazionale creata da NGC 6505. Quest’effetto permette di studiare anche NGC 6505 perché è la sua massa a creare quella lente gravitazionale perciò i suoi effetti permettono di analizzarla.

La galassia LEDA 131342

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio della galassia LEDA 131342 che ha identificato ben nove anelli concentrici composti di stelle che la fanno sembrare una sorta di bersaglio cosmico. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble e l’Osservatorio Keck alle Hawaii per individuare questi anelli che formano una configurazione davvero straordinaria pensando che finora erano conosciute galassie con soli due o tre anelli. La causa di questa conformazione unica è una galassia nana che secondo i calcoli circa 50 milioni di anni fa ha attraversato LEDA 131342 stravolgendone la forma originale.

Schema del sistema di HD 20794 con la zona abitabile in verde (Immagine cortesia Gabriel Pérez (IAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione dell’esopianeta che è stato catalogato come HD 20794 d. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti nel corso di oltre vent’anni con gli spettrografi ESPRESSO, montato sul VLT, e HARPS, all’Osservatorio di La Silla, entrambi dell’ESO in Cile, per individuare HD 20794 d e definirne orbita e caratteristiche. L’analisi indica che si tratta di una super-Terra con una massa quasi sei volte quella della Terra con un’orbita molto ellittica che lo porta nella zona abitabile del suo sistema stellare per una parte dell’anno.

Campione dell'asteroide Bennu (Foto cortesia Yasuhiro Oba)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno su “Nature Astronomy” riportano i risultati di esami di campioni dell’asteroide Bennu con la scoperta della presenza di tutte le basi di DNA ed RNA e 14 dei 20 amminoacidi presenti sulla Terra. Due team di ricercatori hanno analizzato questi campioni, i quali sono stati prelevati dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA, che li ha riportati sulla Terra. Mattoni della vita erano stati trovati anche in campioni dell’asteroide Ryugu riportati sulla Terra dalla sonda spaziale Hayabusa 2 e quelli trovati nei campioni riportati da Bennu offre nuove conferme che la Terra possa essere stata “seminata” da asteroidi.

Gli ammassi galattici del Perseo e del Centauro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio su sette ammassi galattici che contengono diversi buchi neri supermassicci che offre prove che le esplosioni di energia generate a questi buchi neri aiutano a raffreddare il gas di cui si nutrono. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con vari strumenti per esaminare sette ammassi galattici. Esplosioni sotto forma di getti dai buchi neri supermassicci in quegli ammassi fanno raffreddare il gas formando sottili filamenti. Parte di quel gas finirà per tornare verso quei buchi neri innescando altre esplosioni in un meccanismo in cui i buchi neri “cucinano” i loro stessi pasti.