Una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela
Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.

L’immagine (Cortesia Dr Jérôme Léca, RSA Cosmos, St Etienne, France. Tutti i diritti riservati) mostra una mappa tridimensionale dell’universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c’è il superammasso della Vela.

Distante circa ottocento milioni di anni luce dalla Terra, il superammasso della Vela potrebbe essere una delle strutture più colossali dell’universo dato che potrebbe includere 13 ammassi e 19 gruppi di galassie. Il problema è che rispetto alla Terra è situato dietro il denso disco della Via Lattea, una regione conosciuta come zona di evitamento. Per questo motivo, la sua scoperta è stata riportata solo alla fine del 2016 in un articolo che lo descriveva con l’espressione latina “Terra incognita”.

Ci sono voluti vari sforzi per cercare di formare un ritratto del superammasso della Vela e dati raccolti in indagini astronomiche condotte con vari strumenti sono stati utilizzati. Il radiotelescopio MeerKAT è uno dei precursori dello SKA, il radiotelescopio di prossima generazione, e il suo utilizzo ha permesso di ottenere informazioni chiave per questo studio. L’eccezionale sensibilità di MeerKAT ha permesso di migliorare le rilevazioni delle lunghezze d’onda che sono tra le poche che attraversano la zona di evitamento.

Anche con strumenti all’avanguardia, i ricercatori hanno dovuto utilizzare un’innovativa tecnica ibrida per ricostruire un ritratto del superammasso della Vela. La combinazione di distanze e velocità peculiari di 65.518 galassie con gli spostamenti verso il rosso di 8.283 nuove galassie osservate vicino al piano galattico meridionale ha permesso di ricostruire la distribuzione di massa, che include la materia oscura, in una vasta area di spazio dove la visibilità è davvero limitata.

Le osservazioni condotte in Sudafrica sono state cruciali in questo studio e per questo motivo gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi per il superammasso, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”. Questa colossale struttura ha mostrato un’estensione attorno ai trecento milioni di anni luce e ciò potrebbe renderla la più grande conosciuta.

Questo studio è importante per diversi motivi che vanno oltre la ricostruzione del superammasso Vela-Banzi. Dimostra il valore della tecnica ibrida che combina diversi tipi di osservazione per ricostruire strutture difficilmente osservabili direttamente. Le informazioni su una struttura colossale come un superammasso galattico offrono nuove possibilità per testare modelli cosmologici come quelli legati a materia oscura ed energia oscura e altri ancora.

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