La nebulosa planetaria Occhio di Gatto studiata dai telescopi spaziali Euclid e Hubble

Sulla sinistra una combinazione tra foto della nebulosa planetaria NGC 6543 ottenute dai telescopi spaziali Euclid e Hubble con un particolare di una foto ottenuta da Hubble sulla destra.
La nebulosa planetaria NGC 6543, conosciuta anche con il soprannome Occhio di Gatto, è la protagonista della foto del mese del telescopio spaziale Hubble. Tuttavia, per l’occasione è stato creato un accostamento tra un’immagine catturata da Hubble e una catturata dal telescopio spaziale Euclid dell’ESA. Questi due strumenti possono catturare entrambi lunghezze d’onda nell’infrarosso vicino e nella luce visibile ma Euclid è specializzato nelle indagini di campo profondo. Per questo motivo, ha ritratto NGC 6543 come parte di una vasta regione di spazio. La combinazione dei due telescopi offre maggiori dettagli su una nebulosa planetaria che continua a essere studiata da oltre due secoli.

L’immagine (ESA/Hubble & NASA, ESA Euclid/Euclid Consortium/NASA/Q1-2025, J.-C. Cuillandre & E. Bertin (CEA Paris-Saclay), Z. Tsvetanov, licenza CC BY-SA 3.0 IGO) mostra sulla sinistra una combinazione tra foto ottenute dai telescopi spaziali Euclid e Hubble con un particolare di una foto ottenuta da Hubble sulla destra.

Scoperta il 15 febbraio 1786 dall’astronomo William Herschel, per molto tempo NGC 6543 fu una delle formazioni erroneamente considerate di natura planetaria, da cui il nome. Solo nel 1864, l’astronomo William Huggins scoprì la sua vera natura, analizzando proprio lo spettro delle emissioni elettromagnetiche provenienti da NGC 6543. Il nome è rimasto ma oggi sappiamo che si tratta dell’ultima fase della vita di una stella in cui sta passando attraverso un’agonia con l’espulsione degli strati esterni.

Il telescopio spaziale Hubble ha catturato dettagli delle strutture dei vari materiali che circondano la stella progenitrice di NGC 6543, le quali formano complesse strutture. Lo studio delle strutture create nelle nebulose planetarie aiuta a capire i processi in atto in quelle fasi relativamente brevi. In questo caso ci sono astronomi che hanno ipotizzato che in realtà l’Occhio di Gatto potrebbe essere stato generato da una stella binaria ma al momento non sono state trovate prove.

I dettagli raccolti dai tanti strumenti utilizzanti nel corso del tempo per studiare in varie bande elettromagnetiche la nebulosa planetaria NGC 6543 rimangono preziosi per aumentare le possibilità di trovare risposte ai dubbi che ancora esistono. In questo caso, la combinazione tra i telescopi spaziali Hubble ed Euclid offre più che altro una vista ravvicinata assieme a una inclusa in un’ampia area di cielo.

L’importanza di utilizzare diversi strumenti nello studio di un oggetto astronomico può essere notata nel caso della nebulosa planetaria NGC 6543 anche nel calcolo della sua distanza dalla Terra. Molti metodi usati nel campo dell’astronomia falliscono nel caso delle nebulose planetarie e per questo motivo le stime della loro distanza sono assai approssimative, con differenze anche notevoli a seconda del metodo utilizzato.

Anche il telescopio spaziale Hubble era stato già usato per stimare la distanza di NGC 6543 misurando la velocità della sua espansione angolare e le rilevazioni spettroscopiche, che avevano dato un risultato di circa 3.300 anni luce dalla Terra. Invece, le osservazioni condotte nel corso degli anni dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA ha portato a una stima che pone NGC 6543 a circa 4.300 anni luce dalla Terra.

Una nebulosa planetaria ha una durata di poche decine di migliaia di anni, perciò è breve in termini astronomici. In termini umani, ciò offre tempi molto lunghi per studiare la fase finale della vita di una stella. NGC 6543 mostra come questi oggetti possano offrire spettacoli straordinari e allo stesso tempo siano molto interessanti dal punto di vista scientifico perché la stella progenitrice ha già cominciato a espellere nello spazio interstellare vari elementi chimici che in futuro potranno finire in nuovi sistemi stellari arricchendo nuovi pianeti.

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