
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un’analisi di 48 quasar nell’universo primordiale per rilevare i deflussi di materiali che essi producono. Un team di ricercatori guidato da Manuela Bischetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma ha usato il radiotelescopio ALMA per riuscire a confermare per la prima volta l’esistenza comune di quei deflussi, che agiscono come potenti venti all’interno di quelle galassie primordiali interferendo pesantemente nella formazione di nuove stelle.
Grazie a strumenti particolarmente potenti e sensibili, negli ultimi anni è stato possibile investigare nell’universo primordiale scoprendo tra le altre cose antichissimi buchi neri supermassicci. Gli astronomi stanno ancora cercando prove dei possibili meccanismi che hanno permesso così presto nella storia dell’universo la formazione di oggetti con masse di molti milioni se non miliardi di volte quella del Sole.
Tra le certezze, vi è che quei buchi neri supermassicci potevano essere molto attivi grazie alla presenza attorno ad essi di notevoli quantità di materiali che venivano scaldati al punto di emettere onde elettromagnetiche anche molto energetiche. Il risultato è un quasar, uno degli oggetti più luminosi dell’universo. Un altro ramo delle ricerche riguarda l’influenza di quei buchi neri sulle galassie che li ospitano.
Il radiotelescopio ALMA, inaugurato nel marzo 2013, ha la potenza e la sensibilità adatte per rilevare alcune emissioni provenienti da antichi quasar. Concentrandosi in particolare sulla distribuzione del carbonio ionizzato, il team guidato da Manuela Bischetti ha usato ALMA per esaminare 48 quasar che dalla Terra vediamo com’erano circa 13 miliardi di anni fa. Il risultato è stato la rilevazione dei deflussi, venti con velocità superiori ai 1000 km/s che vengono emessi in direzioni opposte da un’area vicina ai dischi di materiali che circondano i buchi neri supermassicci.
Rispetto a ricerche condotte in passato, questa era concentrata su quasar con deflussi di intensità notevole. Un singolo quasar primordiale con quelle caratteristiche era già stato osservato perché le osservazioni non erano sufficientemente profonde da rilevare i deflussi. In questo caso i ricercatori hanno condotto le osservazioni proprio per cercarli.
Il risultato è importante perché mostra come quei deflussi agiscano come potenti venti che impediscono la formazione stellare spazzando via il gas, che non può ammassarsi. Si tratta di un passo in avanti nella comprensione del rapporto tra i buchi neri supermassicci e le galassie che li ospitano. Per questo motivo, i ricercatori continueranno le loro osservazioni di quasar primordiali e i loro studi si incroceranno con quelli di altri astronomi.
