
Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sui resti della cosiddetta supernova di Keplero, formalmente catalogata come SN 1604. Un team di ricercatori guidato da Matthew Millard dell’Università del Texas ad Arlington ha usato dati raccolti con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per osservare i materiali che si allontanano dall’area dell’esplosione. 15 “nodi” di materiali sono stati osservati in diversi periodi grazie alle loro emissioni di raggi X e uno di essi è risultato avere una velocità superiore ai 37 milioni di km/h, oltre il doppio della velocità media, mentre l’onda d’urto si sta espandendo a circa 27 milioni di km/h.
La supernova di Keplero è avvenuta a circa 20.000 anni luce dalla Terra, quindi all’interno della Via Lattea, e fu visibile dalla Terra a occhio nudo tra il 1604 e il 1606. Il soprannome è dovuto al fatto che l’astronomo Keplero fu quello che la studiò più a lungo e pubblicò un saggio su di essa intitolato “De Stella nova in pede Serpentarii“. Studiandone i resti con gli strumenti che oggi gli astronomi hanno a disposizione, è stato possibile stabilire che si è trattato di una supernova di tipo Ia, un tipo che avviene quando una nana bianca ruba materiali a una compagna finché raggiunge una massa critica che ne innesca l’esplosione.
Il team di Matthew Millard ha studiato i resti della supernova di Keplero usando osservazioni compiute in vari periodi usando l’Osservatorio per i raggi X Chandra. Gli spettri elettromagnetici rilevati nel 2016 sono stati analizzati per determinare l’effetto Doppler, che ne altera la lunghezza d’onda permettendo di ricavare la velocità degli oggetti che li hanno emessi. Un’altra valutazione della velocità è stata condotta misurando il cambio di posizione dei 15 nodi di materiali che sono stati esaminati tra il 2000, il 2004, il 2006 e il 2014, gli anni delle osservazioni compiute con Chandra. Il risultato è che la velocità media dei nodi è di quasi 17 milioni di km/h ma il nodo più veloce raggiunge i 37 milioni di km/h mentre l’onda d’urto si sta espandendo a una velocità di circa 27 milioni di km/h.
Si tratta di velocità estremamente elevate a ormai quattro secoli dalla supernova ma non costituiscono una sorpresa. Una ricerca pubblicata nell’agosto 2017 sulla rivista “The Astrophysical Journal” già riportava stime molto elevate per i detriti della supernova di Keplero. Tuttavia, quella ricerca era basata su dati raccolti da diversi strumenti di Chandra, invece la nuova ricerca è basata su dati raccolti dallo strumento High-Energy Transmission Grating Spectrometer (HETGS) perciò i risultati sono più precisi.
Non c’è una spiegazione alle elevatissime velocità dei detriti della supernova di Keplero. Una possibilità è che sia stata una supernova particolarmente potente. Un’altra è che i detriti si siano raggrumati per cui i nodi viaggiano in aree poco dense con uno scarso rallentamento. Ciò costituisce un altro motivo di interesse nei riguardi di questi resti di supernova.
