
Tre articoli (due sono disponibili qui e qui) pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano i risultati di altrettante ricerche sugli asteroidi Ryugu e Bennu, in fase di esplorazione rispettivamente dalle sonde spaziali Hayabusa 2 della JAXA e OSIRIS-REx della NASA. I due asteroidi hanno già mostrato alcune similitudini e, in un editoriale news&views, Maria Cristina De Sanctis parla degli eventi catastrofici che possono averli generati e delle rocce chiare scoperte sulla superficie di entrambi nonostante il loro colore scuro. Eventi catastrofici sono anche l’oggetto degli altri due articoli e in quello concentrato su Bennu vengono riportati gli indizi che alcune rocce sulla sua superficie provengano da Vesta, uno degli oggetti più grandi nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove.
Per le missioni spaziali Hayabusa 2 dell’agenzia spaziale giapponese JAXA e OSIRIS-REx della NASA sono stati scelti due asteroidi con caratteristiche per così dire primitive e composizioni piuttosto simili. Per questi motivi, i ricercatori si aspettavano già che fossero il frutto di collisioni di asteroidi più grandi con detriti che si sono successivamente riaggregati. Similitudini come la loro forma sono invece più curiose. La presenza di cosiddetti materiali esogeni, frammenti provenienti da altri asteroidi, è un altro punto in comune tra Ryugu e Bennu.
Entrambi gli asteroidi sono di colore scuro perciò la presenza di rocce molto più chiare sulla loro superficie è degna di nota. Non è una sorpresa perché la prima missione Hayabusa trovò sull’asteroide Itokawa rocce dall’aspetto fuori dal normale e una scoperta analoga venne compiuta dalla sonda spaziale Dawn della NASA sull’asteroide gigante Vesta. Secondo gli autori dell’articolo concentrato su Bennu, proprio da Vesta potrebbero essere arrivate quelle rocce chiare basandosi sulle analisi compiute dagli strumenti della sonda spaziale OSIRIS-REx.
L’immagine in alto (Cortesia Springer Nature Ltd (a,b); Springer Nature Ltd (c,d)) mostra nei riquadri a e b massi chiari sull’asteroide Ryugu e nei riquadri c e d massi e aree chiare sull’asteroide Bennu circondati da massi scuri. L’immagine in basso (Cortesia Della Giustina et al., Nature, 2020) mostra materiali esogeni sulla superficie dell’asteroide Bennu.
Giovanni Poggiali dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Arcetri, parte del team che ha studiato quei materiali esogeni, ha spiegato che i dati raccolti indicano che si tratti di pirosseni, materiali tipici degli asteroidi più grandi che hanno subito un processo di differenziazione. La missione della sonda spaziale Dawn della NASA ha permesso di studiare Vesta da vicino scoprendo che si tratta di un protopianeta con una struttura stratificata. Di conseguenza, è normale che su Vesta vi siano pirosseni, su Bennu decisamente no. Ulteriori analisi hanno stabilito che la loro composizione è molto simile a quella delle cosiddette meteoriti HED che si ritiene provengano da Vesta.
La sonda spaziale Hayabusa 2 è già sulla via del ritorno per riportare sulla Terra campioni dell’asteroide Ryugu che potranno offrire nuove informazioni sulla sua composizione, anche se ci vorrebbe un colpo di fortuna perché contenessero anche frammenti di materiali esogeni. Invece il primo tentativo di raccogliere campioni dalla superficie dell’asteroide Bennu da parte della sonda spaziale OSIRIS-REx è previsto per il 20 ottobre. Le indagini su questi asteroidi stanno fornendo nuove informazioni sulla storia caotica del sistema solare, che ha un passato in cui gli scontri tra asteroidi erano probabilmente comuni.

