Massimo Luciani

Il blazar PSO J0309+27 (Immagine Spingola et al.; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sul blazar PSO J030947.49+271757.31, o semplicemente PSO J0309+27, il più lontano mai individuato essendo a circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Cristiana Spingola dell’Università di Bologna e associata INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio VLBA per studiare PSO J0309+27 scoprendo dettagli in un getto di materiali espulsi a circa tre quarti della velocità della luce che si estende per circa 1.600 anni luce.

Composizione di viste di Abell 3391/95

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di una struttura filamentare di gas caldo che collega due ammassi galattici lunga circa 50 milioni di anni luce. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dallo strumento eROSITA, dal radiotelescopio ASKAP e dallo strumento DECam per studiare un sistema di tre ammassi galattici chiamato Abell 3391/95 trovando quello che è il filamento più lungo mai scoperto. La massa stimata conferma che la cosiddetta materia barionica mancante potrebbe essere proprio in quei filamenti.

GAL-CLUS-022058s, l'Anello Fuso (Immagine ESA/Hubble & NASA, S. Jha. Acknowledgement: L. Shatz)

Il telescopio spaziale Hubble ha catturato un’immagine di GAL-CLUS-022058s, il più grande e uno dei più completi anelli di Einstein mai scoperti. Questo tipo di struttura è chiamato in quel modo perché è stato teorizzato da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale. Si tratta infatti del risultato di un effetto di lente gravitazionale, che distorce l’immagine di un oggetto dietro una galassia o un ammasso galattico. In questo caso, l’aspetto “liquido” dell’anello e il fatto che sia stato individuato nella costellazione della Fornace ha portato al soprannome di “Anello Fuso”.

Illustrazione dei possibili processi chimici in atto su Encelado

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” riporta uno studio sulle condizioni sotto la superficie di Encelado, una delle lune di Saturno, che indicano possibili processi chimici che potrebbero supportare il metabolismo di forme di vita. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini per creare un modello dei processi chimici in atto nell’oceano sotterraneo di Encelado concludendo che vi sono possibili reazioni chimiche di ossidoriduzione che possono alimentare il metabolismo di forme di vita.

La capsula della missione Chang'e 5 con i campioni lunari (Immagine cortesia CGTN)

Era notte in Cina quando la capsula che trasportava i campioni lunari prelevati nel corso della missione Chang’e-5 è atterrata nella bandiera (nel senso di contea autonoma della Mongolia interna) di Dorbod (o Siziwang). Il lander con il modulo di ritorno aveva compiuto l’allunaggio il 1 dicembre, aveva trascorso circa due giorni a raccogliere campioni e il modulo di ritorno era decollato per trasportare i campioni in orbita e iniziare il viaggio di ritorno sulla Terra. Personale addetto al recupero ha individuato la capsula, che verrà trasportata in un laboratorio a Pechino, dove cominceranno le operazioni per aprirla senza contaminare i contenuti.