Massimo Luciani

Alcune galassie osservate nel progetto GAMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” propone un nuovo modo di studiare la formazione stellare nelle galassie. Un team di ricercatori guidato da Sabine Bellstedt dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) hanno sviluppato una tecnica per analizzare la metallicità, cioè l’abbondanza di elementi più pesanti dell’elio, delle galassie. Quegli elementi vengono prodotti dalle stelle perciò la loro quantità aumenta nel tempo e le più massicce ne producono di più oltre a emettere più luce. Combinando l’analisi della metallicità con quella della luminosità delle galassie che offre informazioni sulle masse delle stelle. Il modello risultante offre informazioni sulla storia della formazione stellare e l’applicazione su un campione di 7000 galassie indica che la maggior parte delle stelle si è formata nei primi 4 miliardi di anni di vita dell’universo.

Concetto artistico di buco nero supermassiccio circondato da galassie in una ragnatela cosmica (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics Letters” riporta uno studio su un gruppo di sei galassie che circondano un buco nero supermassiccio i quali risalgono a un’epoca primordiale in cui l’universo aveva meno di un miliardo di anni. Un team di ricercatori guidato da Marco Mignoli dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Bologna che include altri scienziati dell’INAF ha usato il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO e il Large Binocular Telescope (LBT) per osservare quella struttura che è risultata complessa in quanto include filamenti di materia che si estendono per una distanza oltre 300 volte le dimensioni della Via Lattea. Il gas che si addensa in quella struttura forma quelli che sono stati paragonati ai fili di una ragnatela e quel gas potrebbe essere il responsabile dello sviluppo di un buco nero supermassiccio in un’epoca così remota.

Il cargo spaziale Cygnus Kalpana Chawla catturato dal braccio robotico Canadarm2 (Immagine NASA TV)

La navicella spaziale Cygnus di Northrop Grumman, partita sabato 3 ottobre, ha appena raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale ed è stata catturata dal braccio robotico Canadarm2. L’astronauta Chris Cassidy, assistito dal cosmonauta Ivan Vagner, inizierà fra poco la lenta manovra per spostare la Cygnus fino a farla attraccare al modulo Unity della Stazione dopo circa due ore.

Il cargo spaziale Cygnus Kalpana Chawla inizia la missione NG-14 decollando su un razzo Antares (Foto Wallops/Patrick Black)

Poche ore fa la navicella spaziale Cygnus di Northrop Grumman è decollata su un razzo vettore Antares dal Mid-Atlantic Regional Spaceport (MARS), parte della Wallops Flight Facility (WFF) della NASA sull’isola Wallops. Dopo circa nove minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. È alla sua quattordicesima missione ufficiale, chiamata NG-14 oppure CRS NG-14, di trasporto di rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale per conto della NASA.

Laghi su Titano

Un articolo pubblicato sulla rivista “The American Astronomical Society” riporta uno studio sui laghi di idrocarburi esistenti su Titano, la grande luna di Saturno, mostrandone le similitudini con i laghi terrestri. Un team di ricercatori guiato da Jordan Steckloff ha analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini scoprendo che i laghi di Titano composti da metano, etano e azoto formano strati simili a quelli terrestri. I meccanismi di stratificazione sono diversi perché sulla Terra gli strati sono la conseguenza della temperatura mentre su Titano esistono a causa delle particolari interazioni chimiche tra i liquidi in superficie e l’atmosfera.