Massimo Luciani

Le nane brune WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di due nane brune grazie all’aiuto di astrofili che hanno partecipato al programma Backyard Worlds: Planet 9. Catalogate come WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5, si tratta di due oggetti con masse che rientrano tra quelle tipiche delle nane brune ma con altre caratteristiche più simili a quelle dei pianeti giganti gassosi. Potrebbero essere le prime sub-nane di tipo T estremo e assomigliano ad antichi esopianeti, con pochissimo ferro, avendo età stimate attorno ai 10 miliardi di anni. Le loro caratteristiche le rende utili per capire meglio gli esopianeti.

Il cratere Jezero su Marte

Due articoli pubblicati sulla rivista “Icarus” riportano altrettanti studi sul cratere Jezero su Marte. Due team di ricercatori hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale Mars Express dell’ESA per ricostruire varie parti della storia del cratere Jezero che, con i suoi 49 chilometri circa di diametro, anticamente ospitava un lago. Esso si è asciugato molto tempo fa ma ha lasciato tracce come materiali argillosi che si formano solo in presenza d’acqua. La ricchezza di minerali diversa è dovuta anche a un’antica attività vulcanica che ha interessato l’intera regione. La missione Mars 2020 della NASA, con il Mars Rover Perseverance, atterrerà nel cratere Jezero, se tutto andrà bene, nel febbraio 2021 per cercare anche possibili tracce di vita, presente o passata.

Concetto artistico di lampo gamma (Immagine cortesia Superbossa.com / Alice Donini)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta una misurazione della costanza della velocità della luce nel vuoto a energie diverse grazie a osservazioni del lampo gamma catalogato come GRB 190114C, il più potente mai osservato. Gli scienzati della Collaborazione MAGIC, che include Istituto nazionale di astrofisica (INAF), l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e numerose università italiane, hanno usato i dati raccolti dai due telescopi MAGIC alle Canarie per indagare in particolare un fenomeno chiamato violazione dell’invarianza di Lorentz finendo per ottenere l’ennesima conferma della teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Il complesso di Rho Ophiuchivisto da Herschel e Planck (Immagine ESA/Herschel/Planck; J. D. Soler, MPIA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dei campi magnetici delle nubi molecolari per comprende la loro influenza nei processi che portano alla formazione stellare. L’astronomo Juan D. Soler del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor durante la sua missione e dal telescopio spaziale Herschel nel corso della Gould Belt Survey per indagare sulle caratteristiche del mezzo interstellare e in particolare sulle nubi molecolari. Lo studio è stato pubblicato nel 2019 ma altre immagini spettacolari sono state pubblicate dall’ESA di viste combinate di nubi molecolari.

Concetto del fronte d'urto nel sistema di Eta Carinae (Immagine cortesia DESY, Science Communication Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di emissioni di raggi gamma a energie estremamente elevate provenienti dal sistema di Eta Carinae. Un team di ricercatori coordinati dal centro nazionale tedesco di ricerca sulla fisica nucleare DESY ha usato il sistema di telescopi HESS per rilevare quei raggi gamma e dimostrare che sono stati generati dalla collisione di venti stellari provenienti dalle due stelle giganti blu che formano questo sistema binario. Sono stati proposti vari modelli e uno studio pubblicato in un secondo articolo su “Astronomy & Astrophysics” offre alcune valutazioni dettate da una rianalisi di dati rilevati nel corso del tempo da vari strumenti.