Massimo Luciani

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una spiegazione al mistero delle stelle circondate da polvere di ferro

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astophysical Journal Letters” riporta lo studio di stelle circondate da polvere di ferro nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Ester Marini, dottoranda dell’Università “Roma Tre” di Roma e associata all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) che include altri ricercatori italiani ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer della NASA per esaminare queste stelle che sono in una fase della loro vita in cui perdono i loro strati esterni. Normalmente, quel tipo di stelle è circondato da silicati e l’anomalia è interessante perché le polveri sono importanti nella formazione di nuove stelle e anche pianeti.

Qualche dettaglio sulla geologia di Ultima Thule

Il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, che collabora con la NASA alla missione New Horizons, ha pubblicato una nuova immagine dell’oggeto della Fascia di Kuiper catalogato come 2014 MU69 e soprannominato Ultima Thule che offre maggiori dettagli delle sue caratteristiche geologiche. Vari pozzi, la grande depressione sul lobo più piccolo, il “collare” che unisce i due lobi, aree chiare e altre scure potranno essere studiate per ottenere risposte alle tante domande poste dopo la ricezione delle prime immagini scattate dalla sonda spaziale nel suo passaggio ravvicinato del Capodanno 2019.

La nebulosa planetaria ESO 577-24 vista in tutto il suo splendore dal Very Large Telescope

L’ESO ha pubblicato una nuova immagine della nebulosa planetaria ESO 577-24 catturata dal Very Large Telescope (VLT) in Cile grazie al suo strumento FORS2, che da ormai quasi vent’anni sta catturando alcune delle migliori immagini astronomiche ottenute dal VLT. ESO 577-24 rappresenta la fase finale della vita della stella al suo centro, catalogata come Abell 36, in termini astronomici un istante di agonia dato che la sua durata è stimata attorno ai 10.000 anni terrestri.

Particolare degli anelli di Saturno (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una misurazione precisa della durata del giorno sul pianeta Saturno. La mancanza di una superficie solida con punti di riferimento e un campo magnetico dalle caratteristiche inusuali avevano impedito misurazioni precise ma ora un team di ricercatori guidato da Christopher Mankovich dell’Università della California Santa Cruz (UCSC) ha compiuto quest’impresa sfruttando i dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini sugli effetti che le vibrazioni all’interno di Saturno provocano sull’oscillazione del suo campo gravitazionale e di conseguenza anche sugli anelli. Il risultato è che il giorno sul pianeta è stato misurato in 10 ore, 33 minuti e 38 secondi.