Massimo Luciani

La supernova MUSSES1604D (Immagine cortesia Institute of Astronomy, the University of Tokyo)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che offre le prove che l’esplosione di una supernova è stata innescata dalla detonazione di uno strato di elio sulla superficie di una nana bianca. Un team di ricercatori guidato da Ji-an Jiang dell’Università di Tokyo ha utilizzato il telescopio Subaru con osservazioni seguenti utilizzando il telescopio Gemini-North per studiare MUSSES1604D, una supernova di tipo Ia. La loro conclusione è che una nana bianca abbia rubato elio alla stella compagna ed esso abbia formato uno strato che a un certo punto è esploso, innescando la supernova.

Il bacino di Eridania (Immagine NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive la scoperta di prove dell’esistenza di antichissimi depositi idrotermali su un fondo marino nella regione di Eridania su Marte. Un team di ricercatori ha studiato dati raccolti dalla sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA per ricostruire la presenza di massicci depositi in un bacino nell’emisfero meridionale del pianeta rosso. Si tratta di un tipo di ambiente favorevole alla nascita di forme di vita, simile a quello in cui secondo vari scienziati è nata la vita sulla Terra.

Illustrazion di una nube di polvere attorno alla stella di Tabby (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che offre una spiegazione ai tanti rapidi cambi di luminosità notati nella stella di Tabby negli ultimi anni. Un team di ricercatori coordinati dall’Università dell’Arizona ha utilizzato dati raccolti dai telescopi spaziali Spitzer e Swift della NASA e dall’osservatorio belga AstroLAB IRIS concludendo che questo fenomeno è causato da una densa nube di polvere che orbita attorno alla stella.

Una delle possibili coppie di buchi neri supermassicci

Due articoli, uno recentemente accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” (MRAS), descrivono altrettante ricerche su coppie di buchi neri supermassicci. In totale, cinque candidati potrebbero costituire altrettante coppie di buchi neri con masse milioni di volte quella del Sole al centro di galassie. In un momento in cui le ricerche sulle onde gravitazionali hanno ottenuto risultati storici, fonti molto potenti potrebbero essere molto utili per nuovi studi.

V766 Cent e la sua compagna (Immagine ESO/M. Wittkowski (ESO))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophisics” descrive uno studio sulla stella V766 Cent, conosciuta anche come HR 5171 A, la più grande ipergigante gialla finora scoperta. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO per effettuare nuove osservazioni e confrontarle con quelle precedenti. L’osservazione dell’evoluzione di V766 Cent è resa più complicata dal fatto che una compagna le passa davanti.