Massimo Luciani

Un'immagine dell'asteroide Dimorphos (a) con un'area ingrandita (b) che è stata analizzata in uno degli articoli e una mappatura delle fratture dei massi (c)

Cinque articoli pubblicati sulla rivista “Nature Communications” riportano diverse analisi dei dati raccolti dalla navicella spaziale DART della NASA e dal nanosatellite LICIACube dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) che la accompagnava nella sua missione terminata con la collisione con Dimorphos, un piccolo asteroide satellite di Didymos, avvenuta il 26 settembre 2022. Vari team di ricercatori con membri in comune, inclusi alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno offerto possibili ricostruzioni dei processi che hanno portato alla formazione della coppia di asteroidi e delle loro caratteristiche. Sono studi legati anche alla difesa della Terra dall’impatto di asteroidi.

Le tre galassie primordiali (Immagine cortesia JWST/NIRSpec, Bingjie Wang/Penn State)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dello studio di tre galassie primordiali molto compatte con caratteristiche non spiegabili dagli attuali modelli cosmologici. Un team guidato da ricercatori della Penn State University ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine RUBIES per esaminare tre oggetti che erano stati considerati misteriosi per le loro strane caratteristiche.

In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” i ricercatori avevano già proposto che si trattasse di galassie e i nuovi esami dei dati lo confermano. Le vediamo com’erano quando l’universo aveva tra 600 e 800 milioni di anni ma le loro emissioni indicano che contengono stelle già relativamente vecchie e buchi neri supermassicci con masse che erano già enormi, forse più di quello al centro della Via Lattea.

La roccia Cheyava Falls trovata su Marte (Immagine NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Il Mars Rover Perseverance della NASA ha scoperto una roccia che contiene firme chimiche e strutture che potrebbero essere state generate da antiche forme di vita marziane. La roccia soprannominata Cheyava Falls è stata trovata nella Neretva Vallis nel corso del viaggio di Perseverance nel cratere Jezero su Marte ed è stata esaminata con lo strumento SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals). La roccia contiene composti organici tuttavia al momento non è possibile escludere che si siano formati tramite processi non biologici. Lo strumento PIXL (Planetary Instrument for X-ray Lithochemistry) ha rilevato ferro e fosfati in aloni neri presenti sulla roccia.

Concetto artistico di MACS J0018.5 con la materia oscura in blu e la materia barionica in arancione (Immagine cortesia W.M. Keck Observatory/Adam Makarenko)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla fusione in atto tra due ammassi galattici che stanno formando un unico nuovo ammasso catalogato come MACS J0018.5+1626, o semplicemente MACS J0018.5. Un team di ricercatori ha usato dati ottenuti da osservazioni risalenti anche a decenni fa condotte con vari telescopi spaziali e al suolo analizzandoli per disaccoppiare il comportamento di materia ordinaria e materia oscura.

Per misurare la velocità del gas intergalattico composto da materia normale hanno usato l’effetto Sunyaev-Zel’dovich (SZ) cinematico. La velocità della materia oscura è più o meno quella delle galassie. Il risultato è che la materia oscura si muove più rapidamente della materia normale. Si tratta di un risultato che offre indizi sulla materia oscura e sul suo comportamento utili negli studi sulla sua natura.

Le rocce che includono i cristalli gialli di zolfo puro nella Gediz Vallis su Marte (Immagine NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Il Mars Rover Curiosity della NASA ha trovato una roccia marziana contenente cristalli di zolfo elementare, che significa che si tratta di zolfo puro. In passato nella stessa area, quella del canale della Gediz Vallis, aveva rilevato la presenza di zolfo in vari composti ma è la prima volta che viene rilevato in forma pura. Si tratta di un’anomalia al punto che la sua scoperta è stata paragonata a quella di un’oasi nel deserto. Un campo con pietre fatte di puro zolfo non dovrebbe esistere su Marte e gli scienziati che seguono l’esplorazione del Monte Sharp, al centro del Cratere Gale, da parte di Curiosity avranno altro lavoro per spiegarne la formazione.