Massimo Luciani

Mappe tridimensionali di Wright Mons e Piccard Mons. Il blu indica le altitudini minori, il marrone quelle maggiori e il verde quelle intermedie (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI)

Il team che si occupa della missione New Horizons della NASA sta presentando le ultime scoperte sul pianeta nano Plutone al 47° meeting annuale della American Astronomical Society’s Division for Planetary Sciences a National Harbor, nel Maryland. I dati raccolti dalla sonda spaziale nel corso del volo ravvicinato del 14 luglio 2015 hanno permesso di individuare possibili criovulcani. I dati relativi alle piccole lune di Plutone sono limitati ma fanno pensare sempre di più che almeno Cerbero e Idra siano il risultato della fusione di due o più asteroidi.

Mappa delle aurore ultraviolette, indicate con i cerchi bianchi, sopra la struttura magnetica della crosta marziana, indicata con i vari colori (Immagine basata sui dati di J-C. Gérard et al (2015))

Due articoli, uno apparso sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Space Physics” e uno apparso sulla rivista “Icarus”, descrivono una ricerca sulle aurore ultraviolette rilevate sul pianeta Marte dalla sonda spaziale Mars Express dell’ESA. Jean-Claude Gérard e Lauriane Soret dell’Università di Liegi, in Belgio, hanno diretto un team di scienziati che ha esaminato dieci anni di dati che sono stati analizzati per capire i meccanismi di creazione di queste aurore.

Rappresentazione artistica di una tempesta solare mentre strappa via gas dall'atmosfera di Marte (Immagine NASA/GSFC)

Ben due riviste ospitano una serie articoli che descrivono i risultati di un anno della missione della sonda spaziale MAVEN della NASA, “Science” e “Geophysical Research Letters”. Le conclusioni sui motivi per cui Marte ha perso la maggior parte della sua atmosfera sono state anche spiegate in una conferenza stampa della NASA tenuta ieri. In poche parole, la colpa è del vento solare, che ha potuto portare via l’atmosfera grazie all’assenza di un campo magnetico protettivo trasformando un pianeta che in origine era simile alla Terra nel desolato pianeta rosso che conosciamo oggi.

Il razzo vettore Super Strypi sulla rampa di lancio il 23 ottobre 2015 (Foto USAF)

Era notte in Italia quando è avvenuto il primo test di lancio del razzo vettore Super Strypi nella missione indicata come ORS-4, che si è concluso con un fallimento. Il razzo è decollato regolarmente dalla base dell’aeronautica americana di Kauai, alle Hawaii ma dopo circa un minuto ha perso il controllo e dopo qualche secondo è andato a pezzi con la conseguente distruzione dei 13 satelliti che doveva mettere in orbita.

La Stazione Spaziale Internazionale fotografata da un membro dell'equipaggio dello Space Shuttle Atlantis il 23 maggio 2010 (Foto NASA)

Il 2 novembre 2000 i primi tre membri dell’equipaggio raggiunsero la Stazione Spaziale Internazionale per iniziare i lavori in quello che allora era il nuovo avamposto dell’umanità. Con quell’atto, l’astronauta americano Bill Shepherd e i cosmonauti russi Yuri Gidzenko e Sergei Krikalev vi stabilirono una presenza umana ininterrotta. Nel corso degli anni, la Stazione è stata espansa fino ad assumere la configurazione attuale sviluppando possibilità sempre più ampie di compiere ricerche che hanno portato e porteranno vari sviluppi tecnologici e scientifici.