Astronomia / astrofisica

Il centro della galassia Centaurus A e la fonte C4 (Immagine NASA/CXC/SAO/D. Bogensberger et al.; elaborazione: NASA/CXC/SAO/N. Wolk)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni ai raggi X dei getti emessi dal buco nero supermassiccio al centro della galassia Centaurus A. Un team di ricercatori ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per trovare una struttura a forma di V che indica che uno dei getti ha colpito qualcosa la cui natura è incerta. Solo le osservazioni ai raggi X di Chandra hanno rivelato quella struttura fuori dal normale, catalogata come C4, laddove tanti altri strumenti, soprattutto radiotelescopi, non avevano mai mostrato anomalie del genere.

Gruppo di galassie osservate dal telescopie spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di una nuova misurazione della velocità di espansione dell’universo ottenuta usando osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb che conferma i precedenti risultati ottenuti con Hubble. Un team di ricercatori guidato da Adam Riess, che sta indagando da anni sull’espansione dell’universo, ha verificato che la cosiddetta tensione di Hubble, come viene chiamata la discrepanza tra diverse misurazioni, non fosse dovuta a limiti del telescopio spaziale Hubble. Secondo Riess, questo risultato conferma che i nostri modelli cosmologici sono incompleti e ci potrebbe essere qualcosa che ancora non capiamo dell’universo.

La galassia NGC 2090 vista dal telescopio spaziale James Webb (ESA/Webb, NASA & CSA, A. Leroy)

L’ESA ha pubblicato un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb che ritrae la galassia NGC 2090 nell’infrarosso vicino e medio grazie alla combinazione degli sturmenti MIRI (Mid-InfraRed Instrument) e NIRCam (Near-InfraRed Camera). Ciò ha permesso di ottenere una quantità mai vista prima di dettagli sui due bracci di spirale di questa galassia. Per l’ESA, che partecipa a diverse missioni astronomiche, NGC 2090 è al centro della scena di questi giorni perché la scelta per l’immagine del mese di Webb segue di pochi giorni la scelta per l’immagine della settimana del telescopio spaziale Hubble, catturata usando vari filtri nelle frequenze visibili e un filtro agli ultravioletti dello strumento WFC3 (Wide Field Camera 3).

Concetto artistico dell'esopianeta TOI-3261 b investito dal vento stellare (Immagine NASA/JPL-Caltech/K. Miller (Caltech/IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta l’identificazione dell’esopianeta TOI-3261 b, un nettuniano ultracaldo molto vicino alla sua stella, uno dei pochissimi pianeti di quel tipo conosciuti. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA e rilevazioni ottenute con gli strumenti ESPRESSO e HARPS per confermare la sua esistenza e ottenere informazioni sulle sue caratteristiche. TOI-3261 b orbita in quello che è conosciuto come il deserto nettuniano proprio perché è in un’area dove è molto raro trovare pianeti di tipo nettuniano. Per questo motivo, aiuterà a capire l’evoluzione di certi tipi di pianeti.

La Galassia Sombrero vista agli infrarossi dal telescopio spaziale James Webb

Una nuova immagine (NASA, ESA, CSA, STScI) catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae la Galassia Sombrero agli infrarossi. Lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) offre dettagli invisibili ad altri telescopi creando un ritratto diverso da quello a cui gli astronomi sono abituati. Il nucleo è molto luminoso alle frequenze di luce visibile mentre agli infrarossi un disco interno uniforme viene rivelato. Il disco esterno risulta “grumoso” e ciò permette di capire la distribuzione della polvere al suo interno, un risultato importante per farsi un’idea dei processi di formazione stellare in atto.