Astronomia / astrofisica

Immagine dell'indagine CEERS (Immagine NASA, ESA, CSA, Steve Finkelstein (UT Austin))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio riguardante galassie primordiali che sembravano troppo massicce per la loro età concludendo che in realtà era la luce generata dall’attività dei loro buchi neri supermassicci a creare un’impressione sbagliata. Un team di ricercatori guidato da Katherine Chworowsky, studentessa all’Università del Texas a Austin (UT Austin), ha esaminato le osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine Cosmic Evolution Early Release Science (CEERS) per giungere a queste conclusioni.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una possibile ricostruzione del sistema della stella nana ultrafredda TRAPPIST-1 che ha portato all’attuale configurazione dei suoi sette pianeti rocciosi. Un team di ricercatori ha esaminato le loro orbite e in particolare le loro risonanze orbitali concludendo che i pianeti si sono formati in due fasi in un disco protoplanetario diviso in due parti. Inizialmente ciò ha portato alla formazione di due sottosistemi planetari e solo successivamente vi sono state migrazioni planetarie con influenze tra vari pianeti che hanno portato alla situazione attuale.

L'ammasso della Chioma (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Elaborazione: D. de Martin & M. Zamani (NSF NOIRLab)

Un’immagine catturata dalla Dark Energy Camera (DECam) ritrae l’ammasso della Chioma, conosciuto anche come Abell 1656, così chiamato perché fa parte della costellazione della Chioma di Berenice. La DECam è stata progettata per condurre una lunga indagine sull’energia oscura ma è utile anche per altri tipi di studi astronomici. L’ammasso della Chioma è legato allo studio della materia oscura dato che l’incoerenza tra la stima della sua massa globale e la misurazione dei suoi effetti gravitazionali stimolarono le ricerche che portarono agli odierni modelli sulla materia oscura.

La regione di Caralis Chaos su Marte

Un’immagine catturata dalla macchina fotografica High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express dell’ESA mostra la regione del pianeta Marte chiamata Caralis Chaos. A una prima occhiata, può sembrare l’ennesima area marziana costellata di crateri e rilievi scavati dai venti ma quando il pianeta rosso era giovane ospitava il Lago Eridania, più grande di tutti i laghi terrestri. Occupava un’area di oltre un milione di chilometri quadrati che includono Atlantis Chaos, un’area vicina a Caralis Chaos. Pian piano, quel lago si prosciugò in seguito al progressivo collasso ambientale che trasformò un pianeta simile alla Terra in quello attuale.

Illustrazione artistica di una magnetar circondata da una bolla di plasma (Immagine S. Dagnello, NSF/AUI/NRAO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di uno studio su alcuni lampi radio veloci legati a emissioni persistenti che associa quella lunga durata a una bolla di plasma che generata quella radiazione. Un team di ricercatori guidati dall’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) che ha coinvolto diverse università italiane ha registrato e studiato il lampo radio veloce con l’emissione persistente più debole rilevata finora, catalogato come FRB20201124A, e altri due eventi analoghi con il radiotelescopio VLA raccogliendo dati che offrono prove della presenza della bolla di plasma all’origine delle emissioni radio.