Astronomia / astrofisica

Concetto artistico di MACS J0018.5 con la materia oscura in blu e la materia barionica in arancione (Immagine cortesia W.M. Keck Observatory/Adam Makarenko)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla fusione in atto tra due ammassi galattici che stanno formando un unico nuovo ammasso catalogato come MACS J0018.5+1626, o semplicemente MACS J0018.5. Un team di ricercatori ha usato dati ottenuti da osservazioni risalenti anche a decenni fa condotte con vari telescopi spaziali e al suolo analizzandoli per disaccoppiare il comportamento di materia ordinaria e materia oscura.

Per misurare la velocità del gas intergalattico composto da materia normale hanno usato l’effetto Sunyaev-Zel’dovich (SZ) cinematico. La velocità della materia oscura è più o meno quella delle galassie. Il risultato è che la materia oscura si muove più rapidamente della materia normale. Si tratta di un risultato che offre indizi sulla materia oscura e sul suo comportamento utili negli studi sulla sua natura.

Illustrazione artistica di un potenziale gioviano caldo con la sua stella sullo sfondo (Immagine NOIRLab/NSF/AURA/J. da Silva (Spaceengine))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’esopianeta catalogato come TIC 241249530 b che lo etichetta come un progenitore di un gioviano caldo. Un team di ricercatori ha usato vari telescopi per studiare TIC 241249530 b e cercare di comprenderne le caratteristiche e l’evoluzione. Questo gigante gassoso ha un’orbita estremamente eccentrica, nel senso che è estremamente allungata, che potrebbe cambiare notevolmente con il passare del tempo.

Osservazioni e simulazioni suggeriscono che l’azione gravitazionale della stella porterà questo pianeta ad avere un’orbita quasi circolare vicina alla stella stessa. Ciò ha portato i ricercatori a concludere che TIC 241249530 b è nella prima fase di una migrazione planetaria. La stella un po’ più massiccia del Sole e ha un’età stimata in poco più di tre miliardi di anni, il che indica che questi processi possono cominciare anche ben dopo la formazione di un sistema planetario.

L'anello di Einstein PJ0116-24 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/ESO/D. Liu et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio della galassia infrarossa iperluminosa catalogata come PJ0116-24 che offre qualche sorpresa su questo tipo di galassia. Un team di ricercatori che ne include vari dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha combinato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA e lo strumento Enhanced Resolution Imager and Spectrograph (ERIS) montato sul VLT dell’ESO per ottenere dettagli di PJ0116-24.

La complicazione nello studio deriva dal fatto che è lontana circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra ed è visibile grazie a un effetto di lente gravitazionale che la fa apparire come un cosiddetto anello di Einstein, un nome dovuto al fatto che si tratta di un risultato predetto dalla teoria della relatività generale. La sorpresa è dovuta al fatto che i ricercatori si aspettavano di trovare le tracce di una fusione galattica mentre i dettagli indicano che si tratta di una galassia ordinata anche se molto attiva nella formazione stellare.

Da sinistra l'ammasso globulare Omega Centauri, la sua area centrale e l'area in cui probabilmente è situato il buco nero di massa intermedia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta prove che l’ammasso globulare Omega Centauri contiene un buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori guidato da Maximilian Häberle del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, che include Mattia Libralato dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato due decenni di osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare quelle prove. L’hanno fatto tracciando l’orbita di sette stelle al centro di Omega Centauri che sono in rapido movimento a causa di un oggetto con una massa che è almeno 8.200 volte quella del Sole. Ciò conferma anche l’ipotesi che quest’ammasso stellare sia ciò che rimane di una galassia nana assorbita dalla Via Lattea.

Il quasar catalogato come RX J1131-1231, o semplicemente RX J1131 (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, A. Nierenberg)

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae il quasar catalogato come RX J1131-1231, o semplicemente RX J1131. Distante circa sei miliardi di anni luce dalla Terra, è visibile in tre copie diverse, riconoscibili nella parte superiore dell’anello luminoso al centro dell’immagine, a causa di un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra di esso e la Terra. In particolare, lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) è stato usato per osservare RX J1131 con diversi filtri nell’infrarosso medio all’interno di un programma di osservazione che studia la materia oscura.