Astronomia / astrofisica

I resti di supernova 1E 0102.2-7219

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive lo studio di resti dei supernova identificati con la sigla 1E 0102.2-7219 nella Piccola Nube di Magellano. Un team di ricercatori guidato da Frédéric Vogt ha usato lo strumento MUSE installato sul VLT dell’ESO per osservare un grande anello di gas in quel sistema che si sta espandendo lentamente nelle profondità di altri numerosi filamenti di gas che invece si stanno muovendo rapidamente lasciandosi dietro una stella di neutroni al centro.

Mappa del campo magnetico (Immagine cortesia MPI for Astrophysics)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Classical and Quantum Gravity” descrive la ricostruzione della mappa dei campi magnetici generati dopo il Big Bang nel “vicinato cosmico”. Un team di ricercatori ha usato un algoritmo chiamato BORG (Bayesian Origin Reconstruction from Galaxies), sviluppato proprio per lavorare su strutture su vasta scala, a dati del catalogo di galassie 2M++ per calcolare come dovrebbero apparire oggi questi campi magnetici in un raggio di 300 milioni di anni luce attorno alla Terra.

Icarus (MACS J1149+2223 Lensed Star 1)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’osservazione della stella più lontana e quindi anche la più antica finora osservata, soprannominata Icarus, distante circa 9 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori ha sfruttato un doppio effetto di lente gravitazionale che ha ingrandito l’immagine della stella, che è stata chiamata MACS J1149+2223 Lensed Star 1 ma per quel motivo viene chiamata semplicemente Lensed Star 1 (LS1). Quell’effetto l’ha fatta diventare sufficientemente luminosa da essere rilevabile dal telescopio spaziale Hubble.

Concetto artistico dell'asteroide interstellare `Oumuamua (Immagine European Southern Observatory/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1, conosciuto comunemente come ‘Oumuamua. Un team di ricercatori ha provato a capire le implicazioni del suo passaggio nel sistema solare per le dinamiche planetarie e la formazione di planetesimi, i piccoli corpi celesti che possono accumulare materiali fino a diventare pianeti. ‘Oumuamua potrebbe essere un frammento di uno di essi espulso dal suo sistema e alcune considerazioni fanno pensare più a una cometa che a un asteroide.

La galassia NGC 1052-DF2 (NASA, ESA, and P. van Dokkum (Yale University))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla galassia ultra diffusa NGC 1052-DF2. Un team di ricercatori guidati da Pieter van Dokkum della Yale University, ha utilizzato una serie di telescopi per osservare la composizione di questa galassia concludendo che essa contiene una quantità molto bassa di materia oscura. Gli effetti gravitazionali rilevati nelle galassie mostrano che generalmente esse contengono una quantità di materia oscura molto superiore a quella della materia ordinaria ma NGC 1052-DF2 rappresenta un’eccezione e quindi va studiata accuratamente.