Astronomia / astrofisica

Scenari possibili dopo la kilonova (Immagine NRAO/AUI/NSF: D. Berry)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni osservata sia nell’emissione di onde elettromagnetiche che di onde gravitazionali. Un team di ricercatori guidato da Kunal Mooley del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) statunitense ha usato il Very Large Array (VLA) assieme all’Australia Telescope Compact Array e al Giant Metrewave Radio Telescope in India per tre mesi a partire dall’inizio di settembre per rilevare le onde radio emesse dall’evento all’origine delle onde gravitazionali registrate il 17 agosto 2017 nell’evento chiamato GW170817.

Rappresentazione artistica di GJ 436b con la sua coda (Immagine cortesia Mark Garlick/University of Warwick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sul pianeta GJ 436b, la cui orbita attorno alla sua stella è risultata essere quasi polare invece che equatoriale. Un team di ricercatori guidato dell’Università di Ginevra (UNIGE) ha scoperto questa nuova strana caratteristica dell’orbita di quest’esopianeta, già noto perché la sua orbita è molto eccentrica e soprattutto perché ha un’enorme coda simile a quella di una cometa.

L’asteroide interstellare ‘Oumuamua visto dal William Herschel Telescope a La Palma (Immagine cortesia A. Fitzsimmons, QUB/Isaac Newton Group, La Palma)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive i risultati di un’analisi spettroscopica e di una modellazione termica dell’asteroide interstellare 1I/2017 U1 ‘Oumuamua. Un team di astronomi guidato dal Professor Alan Fitzsimmons e dalla dottoressa Michele Bannister della Scuola di matematica e fisica della Queen’s University Belfast ha concluso che, causa dell’esposizione ai raggi cosmici, sull’asteroide è avvenuta una stratificazione superficiale di materiali organici e isolante e potrebbe contenere ghiaccio.

Il sistema di Kepler-90 paragonato al sistema solare (Immagine NASA/Ames Research Center/Wendy Stenzel)

In una conferenza stampa è stata annunciata la prima scoperta di esopianeti effettuata grazie al motore di apprendimento automatico TensorFlow creato da Google. I ricercatori Christopher Shallue e Andrew Vanderburg hanno addestrato questo sistema per fargli riconoscere esopianeti nei dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA. I due esopianeti annunciati sono Kepler-90i e Kepler-80g ma è solo l’inizio per un nuovo modo per cercare esopianeti, soprattutto quelli più piccoli che lasciano tracce molto deboli.

Simulazione della vista in prospettiva del cratere Occator (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Al meeting annuale della American Geophysical Union, scienziati della NASA hanno presentato i risultati delle ultime ricerche sulle macchie bianche presenti sul pianeta nano Cerere. In particolare, l’attività rilevata nel corso del tempo, soprattutto dalla sonda spaziale Dawn della NASA con variazioni nella loro luminosità confermano la possibilità che su Cerere vi sia ancora un’attività geologica che sta modificando la superficie di questo pianeta nano.