Astronomia / astrofisica

I 5 telescopi di H.E.S.S. (Foto H.E.S.S., MPIK/Christian Foehr)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” descrive una nuova interpretazione di osservazioni effettuate con il telescopio spaziale per i raggi gamma Fermi della NASA e l’osservatorio High Energy Stereoscopic System (H.E.S.S.) in Namibia. Secondo un team di ricercatori italiani guidati da Daniele Gaggero dell’Università di Amsterdam, al centro della Via Lattea c’è una sorta di trappola che vi concentra alcuni tra i raggi cosmici di più elevata energia, tra le particelle più rapide della galassia.

Libya Montes (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, , CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato immagini dell’area del pianeta Marte conosciuta come Libya Montes scattate dalla sua sonda spaziale Mars Express. Si tratta di una catena montuosa vicina all’equatore marziano ed è una delle più antiche di Marte, alterata da processi vulcanici e impatti ma anche da processi associati all’esistenza di fiumi. Nelle immagini è infatti possibile identificare vari canali e valli, tracce degli antichissimi flussi d’acqua.

Mappa di Plutone e Caronte (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI/LPI)

In occasione del secondo anniversario del passaggio ravvicinato a Plutone della sonda spaziale New Horizons, la NASA ha pubblicato una mappa del pianeta nano e della sua luna più grande, Caronte. L’agenzia spaziale americana ha anche creato due filmati che riproducono parzialmente quel volo concentrandosi uno su Plutone e uno su Caronte. Essi forniscono una prospettiva davvero unica dando l’impressione di essere a bordo di una navicella che passa vicina a quei corpi celesti.

EBLM J0555-57Ab paragonata con TRAPPIST-1, Giove e Saturno (Immagine cortesia Amanda Smith)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la scoperta della stella EBLM J0555-57Ab. Si tratta della stella più piccola mai scoperta, con dimensioni molto simili a quelle del pianeta Saturno. La sua massa è circa 85 volte quella di Giove ma, pur essendo concentrata in un volume relativamente ridotto, ha a malapena massa e densità sufficienti a mentenere la fusione nucleare dell’idrogeno ed essere quindi una vera stella.

La Grande Macchia Rossa di Giove (Foto NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Jason Major)

Era il pomeriggio di ieri in Italia quando la NASA ha cominciato a pubblicare le prime fotografie non elaborate della Grande Macchia Rossa di Giove scattate dalla sonda spaziale Juno durante il volo ravvicinato effettuato l’11 luglio. Tutti gli strumenti scientifici erano attivi ma la JunoCam è quella che ha ottenuto i risultati più spettacolari con le fotografie dell’iconica tempesta più grande della Terra. Da subito molti appassionati hanno cominciato a elaborare le immagini contribuendo al database della NASA.