Astronomia / astrofisica

30 Doradus B (Immagine X-ray: NASA/CXC/Penn State Univ./L. Townsley et al.; Optical: NASA/STScI/HST; Infrared: NASA/JPL/CalTech/SST; Image Processing: NASA/CXC/SAO/J. Schmidt, N. Wolk, K. Arcand)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta prove che i resti di supernova catalogati come 30 Doradus B, o semplicemente 30 Dor B, sono il frutto di almeno due supernove separate e non di una sola. Un team di ricercatori guidato da Wei-An Chen dell’Università Nazionale di Taiwan ha combinato osservazioni condotte con diversi telescopi in diverse bande elettromagnetiche per trovare le tracce di un vasto ma molto tenue involucro che si estende per 130 anni luce che si aggiunge ai resti visibili a frequenze ottiche. Allo stesso tempo, è stato rilevato un vento che genera una nebullosa del tipo che viene chiamato in gergo pulsar wind nebula. Sono resti che non possono essere stati generati da un’unica supernova.

Concetto artistico di esopianeti potenzialmente abitabili (Immagine cortesia Christine Daniloff, MIT; iStock)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio che esamina la possibilità di usare la misura della scarsità di carbonio nell’atmosfera di un pianeta roccioso temperato come indicatore della presenza di oceani d’acqua liquida e di possibili forme di vita. Un team di ricercatori guidato da Julien de Wit del MIT e da Amaury Triaud dell’Università britannica di Birmingham hanno ideato una strategia basata sulle possibilità di rilevazione da parte del telescopio spaziale James Webb e include un ulteriore passo che consiste nella rilevazione di ozono.

La Gallina in fuga con la Luna come riferimento viste dal VST

Un’immagine catturata dal VLT Survey Telescope (VST) mostra una formazione cosmica soprannominata la Gallina in fuga per la forma che qualcuno vede in quello che è in realtà un insieme di diverse regioni di formazione stellare. La fotocamera a grande campo OmegaCAM montata sul VST ha generato un’immagine da 1,5 miliardi di pixel che include dettagli mai visti prima in un’area ampia 25 volte la Luna piena. La regione più luminosa nella nebulosa è catalogata come IC 2948 e corrisponde a quella che alcuni vedono come la testa della gallina e altri come la sua parte posteriore. Verso il centro dell’immagine, in corrispondenza di una struttura che sembra una sorta di pilastro, c’è una regione catalogata come IC 2944. La stella più luminosa è in realtà più vicina ed è conosciuta come Lambda Centauri.

La zona centrale dell'area di formazione stellare IC 348 vista dallo strumento NIRCam del telescopio spaziale James Webb. Nei riquadri ci sono gli ingrandimenti che mostrano le tre nane brune scoperte in questo studio.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta di tre nane brune nell’area di formazione stellare catalogata come IC 348, parte della grande Nube di Perseo. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per studiare quell’area alla ricerca di candidate nane brune identificandone tre con masse inferiori a otto volte quella di Giove. La più piccola di esse ha una massa stimata tra tre e quattro volte quella di Giove e ciò la rende la più piccola nana bruna conosciuta. Due di esse mostrano le firme chimiche di un idrocarburo alifatico non identificato la cui presenza non è prevista da alcun modello atmosferico.

I resti di supernova Cassiopeia A

Un’immagine dei resti di supernova Cassiopeia A (NASA, ESA, CSA, STScI, Danny Milisavljevic (Purdue University), Ilse De Looze (UGent), Tea Temim (Princeton University)), o semplicemente Cas A, catturata dallo strumento NIRCam del telescopio spaziale James Webb mostra nuovi dettagli delle strutture presenti tra i materiali che circondano ciò che rimane della stella progenitrice. Nell’aprile 2023 erano state pubblicate immagini catturate da un altro strumento di Webb, MIRI, che ha mostrato dettagli diversi di Cassiopeia A. I motivi per cui certe strutture sono invisibili alla NIRCam sono anch’essi oggetto di studio.