Astronomia / astrofisica

Fotografia dell'area chiamata Gerber Catena con i suoi crateri, depressioni e fratture (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Quasi tre settimane fa la sonda spaziale Dawn della NASA ha raggiunto la sua orbita finale, a circa 380 chilometri di altitudine sul pianeta nano Cerere. Vi rimarrà a tempo indeterminato, nel senso che manterrà quell’orbita fino alla fine della sua missione ma a quel punto non verrà spostata. Si tratta dell’orbita più bassa e da lì Dawn ha subito cominciato a scattare le fotografie più dettagliate e a effettuare nuove rilevazioni con i suoi strumenti.

Fotografia dell'area settentrionale di Encelado che mostra il contrasto tra le varie regioni (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Alcuni giorni fa la sonda spaziale Cassini ha compiuto il suo ultimo volo ravvicinato a Encelado, la luna di Saturno estremamente interessante per la presenza di un oceano sotterraneo di acqua liquida. Stavolta Cassini è passata a circa 5.000 chilometri di distanza da Encelado misurando il flusso di calore proveniente dal suo interno e scattando ulteriori fotografie della sua superficie ghiacciata.

La galassia NGC 1068 vista dal telescopio spaziale Hubble e nel cerchio la rappresentazione artistica del buco nero supermassiccio circondato da una spessa ciambella di gas e polvere (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sullar rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society letters” descrive una ricerca sul buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068. Un team internazionale di astronomi guidato da Andrea Marinucci, dell’Università Roma Tre di Roma e associato INAF ha usato i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA per studiare la gigantesca struttura a forma di ciambella attorno al buco nero supermassiccio.

Immagine che mostra le apparizione della supernova SN Refsdal. Nel cerchio in alto una possibile apparizione nel 1998, in quello centrale l'apparizione del 2014 e in quello in basso l'apparizione del 2015 (Immagine NASA, ESA, S. Rodney (John Hopkins University, USA) and the FrontierSN team; T. Treu (University of California Los Angeles, USA), P. Kelly (University of California Berkeley, USA) and the GLASS team; J. Lotz (STScI) and the Frontier Fields team; M. Postman (STScI) and the CLASH team; and Z. Levay (STScI))

Il telescopio spaziale Hubble ha permesso di osservare una supernova proprio durante l’esplosione. Ciò grazie al fatto che la sua apparizione era stata predetta. Per la prima volta, l’utilizzo di complessi calcoli legati alla teoria della relatività hanno permesso di cogliere la supernova soprannominata Refsdal nel momento in cui è esplosa. È la prima volta che un risultato del genere è stato conseguito sfruttando l’effetto di lente gravitazionale dell’ammasso galattico MACS J1149.5 + 2223, che ha curvato la luce proveniente da quella stella mostrando l’esplosione più volte in diverse aree del cielo.

Rappresentazione artistica dei dieci esopianeti gioviani caldi osservati in questo studio (Immagine NASA, ESA, and D. Sing (University of Exeter))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che offre una spiegazione all’apparente scarsità d’acqua rilevata su certi esopianeti del tipo chiamato Giove caldo o gioviano caldo. Si tratta di giganti gassosi proprio come Giove che però orbitano molto vicini alle loro stelle e di conseguenza hanno temperature superficiali molto elevate. Un team internazionale di astronomi ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per studiare dieci esopianeti di questo tipo.