Astronomia / astrofisica

Immagini della grande tempesta su Saturno scattate dalla sonda spaziale Cassini (Immagine NASA/JPL-Caltech/SSI)

Alla fine del 2010, la sonda spaziale Cassini della NASA aveva cominciato a osservare un’immensa tempesta sul pianeta Saturno durata per parecchi mesi. Nei giorni scorsi, sulla rivista “Nature Geoscience” è apparso un articolo che fornisce una spiegazione a questo fenomeno che era stato osservato più volte negli ultimi 140 anni ma era rimasto misterioso. Secondo il team diretto da Cheng Li del CalTech di Pasadena la presenza di acqua è la chiave della sua origine.

Supernova (nel cerchio) nella galassia M82 in un'immagine del satellite Swift. La luce ultravioletta è mosrata in blu, quella vicina agli ultravioletti in rosso (Immagine NASA/Swift/P. Brown, TAMU))

Una ricerca condotta da un team guidato dall’astronomo Peter A. Milne dell’Università dell’Arizona pubblicata in due articoli sulla rivista “Astrophysical Journal” mostra che le supernove di tipo Ia possono essere distinte in due gruppi con caratteristiche diverse. Per anni gli astronomi avevano pensato che la loro brillantezza dipendesse quasi esclusivamente dalla loro distanza. Ciò può avere conseguenze anche sulle nostre conoscenze dell’espansione dell’universo, calcolata anche basandosi su questo tipo di supernove.

Rappresentazione artistica dell'impatto di Theia con la Terra primordiale (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Le ricerche sull’origine della Luna concordano sempre di più sull’ipotesi dell’impatto gigante. Secondo questa teoria, circa 150 milioni di anni dopo la nascita del sistema solare, la Terra primordiale venne colpita da un pianeta della dimensione di Marte. Ciò causò l’espulsione di un’enorme quantità di detriti che formarono la Luna. I dubbi ancora esistenti riguardano la composizione di Terra e Luna ma due ricerche appena pubblicate sulla rivista “Nature” aggiungono nuove informazioni sull’ipotesi dell’impatto gigante.

La NASA sta studiando la presenza di acqua nel sistema solare e oltre, anche in relazione alla possibile presenza di forme di vita aliene (Immagine NASA)

Ieri a Washingon D.C. si è tenuto un evento della NASA dedicato all’acqua e alla sua connessione con la possibilità di trovare vita extraterrestre. Alcuni scienziati hanno riassunto le scoperte degli ultimi decenni sulla presenza di acqua nello spazio e di esopianeti. Secondo Ellen Stofan, scienziato capo della NASA, nel corso della nostra vita potremmo finalmente avere una risposta alla domanda se siamo soli nel sistema solare e oltre.

Immagini di otto galassie contenenti filamenti verdi rimasti come effetto di antichi quasar (Immagine NASA, ESA, and W. Keel (University of Alabama, Tuscaloosa))

Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato una serie di fantasmi di quasar esistiti nel passato. Essi sono visibili come oggetti eterei di colore verde in varie forme e sono gli ultimi effetti di antichi quasar. Si tratta di fenomeni davvero interessanti dal punto di vista scientifico perché possono fornire informazioni sul passato di quelle galassie, che un tempo erano molto attive.