Astronomia / astrofisica

Il sistema di V1295 Aquilae con il suo disco protoplanetario visto a un mese di distanza dall'array interferometrico del CHARA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio basato sulle più dettagliate immagini ottenute finora del disco protoplanetario che circonda la giovanissima stella V1295 Aquilae. Un team di ricercatori ha usato l’array del CHARA, il più grande interferometro ottico e infrarosso del mondo, per ottenere in particolare immagini dell’area interna del disco protoplanetario con dettagli mai visti prima. Nonostante ciò, i risultati hanno portato più domande che risposte perché hanno confermato la presenza di strutture nel disco ed emissioni riportate da studi precedenti ma le loro caratteristiche non hanno ancora spiegazioni complete.

Concetto artistico del superbrillamento nel sistema V1355 Orionis (Immagine cortesia National Astronomical Observatory of Japan)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la rilevazione di un superbrillamento nel sistema V1355 Orionis, una coppia di stelle del tipo variabile RS Canum Venaticorum, caratterizzata dalla presenza di una stella più massiccia ed evoluta della compagna. Un team di ricercatori ha usato telescopio spaziali e al suolo per monitorare l’attività del sistema V1355 Orionis, conosciuto per le potenti eruzioni. Ciò ha permesso di ottenere osservazioni continue di questo fenomeno, che è stato generato da un processo chiamato eruzione di prominenza. Questo studio offre nuove informazioni su questi fenomeni stellari che avvengono anche sul Sole, sebbene con forza molto più ridotta.

M87 con il suo buco nero supermassiccio e il getto che produce (Immagine R.-S. Lu (SHAO), E. Ros (MPIfR), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati delle prime osservazioni mai ottenute della struttura ad anello che mostra la materia che cade nel buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Un team di ricercatori che include Gabriele Giovannini e Marcello Giroletti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna ha usato i radiotelescopi ALMA, GLT e alcuni di quelli parte dell’array GMVA per ottenere le immagini che cercavano. Queste immagini mostrano non solo l’area attorno al buco nero ma anche i flussi di materiali che danno origine a un getto relativistico. I dati raccolti sono utili per capire i meccanismi che portano quei getti a raggiungere le energie necessarie per essere accelerati a velocità che si avvicinano a quella della luce.

L'ammasso galattico Abell 2744 e l'area circostante, che include le viste distorte dall'effetto di lente gravitazionale di galassie dietro di esso. Tra di esse ci sono le sette galassie identificate nel protoammasso A2744-z7p9OD, viste anche nei riquadri.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta le prove della scoperta del protoammasso galattico più antico conosciuto finora. Un team di ricercatori guidato da Takahiro Morishita del Caltech che include vari ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha individuato l’ammasso in fase di formazione che è stato catalogato come A2744-z7p9OD con il telescopio spaziale Hubble per poi confermarne con il telescopio spaziale James Webb la presenza di almeno sette galassie. Esse stavano formando una struttura più grande circa 650 milioni di anni dopo il Big Bang e secondo i calcoli l’ammasso si è ingrandito nel tempo includendo molte altre galassie.

L'immagine che mostra l'area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 nella versione pubblicata nel 2019 e in quella rielaborata col sistema PRIMO

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dell’uso di un sistema di apprendimento automatico per ottenere una versione più nitida e dettagliata dell’immagine che mostra l’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Lia Medeiros (Institute for Advanced Study), Dimitrios Psaltis (Georgia Tech), Tod Lauer (NOIRLab) e Feryal Özel (Georgia Tech), tutti membri della Collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) che ha ottenuto l’immagine ormai diventata celebre, hanno sviluppato il sistema PRIMO per rielaborare i dati raccolti nel corso della campagna di osservazione originale del 2017. Il loro scopo è di ottenere la massima risoluzione possibile con tutti i dettagli presenti nei dati raccolti dai vari radiotelescopi che partecipano alla Collaborazione EHT. L’immagine, sulla quale i quattro ricercatori detengono i diritti, mostra il confronto tra il celebre risultato pubblicato nel 2019 e quello del primo test con PRIMO.